A 103 anni dal codardo assassinio di Francisco Villa la lotta non si ferma: manterremo acceso il fuoco rivoluzionario

Compagni, compagne, ragazzi e ragazze dell’Organización Popular Francisco Villa de Izquierda Independiente, diamo il benvenuto a tutti e tutte all’omaggio della nostra organizzazione al generale Francisco Villa, in occasione del 113° anniversario del codardo assassinio di cui fu vittima e dalla lotta intrapresa da quel giorno.

Oggi siamo prigionieri della storia e come allora abbiamo i nostri traditori, proprio come  quelli del movimento nato dalla rivoluzione del 1910 che, dobbiamo sottolineare, non si trovavano sulle loro poltrone per aver partecipato alla lotta armata, ma per la loro amicizia intima o per essere seguaci postumi di qualche generale o di un loro alleato politico.

Ancora oggi, e nonostante tutto, rendiamo nuovamente con affetto, emozione e soprattutto con gratitudine, il nostro umile omaggio a uno dei più grandi combattenti della rivoluzione messicana, il generale Francisco Villa.

La finzione ha un limite: nessuno può inventare storie su Pancho Villa, come nessuno può inventare storie su questo Paese. Per questo ci domandiamo cosa succederebbe se Villa fosse vivo in questo 2026.
Se Villa fosse vivo, il suo modo di agire sarebbe caratterizzato dagli stessi modi che ha utilizzato durante la rivoluzione, adattati al contesto attuale. La sua ideologia continuerebbe a essere naturalmente in difesa del popolo e di totale rifiuto per l’élite capitalista composta da potenti e sfruttatori.
Villa difenderebbe le donne, gli uomini, i contadini, i commercianti, gli operai e il popolo intero. Distribuirebbe la terra e smantellerebbe il governo centrale dei ricchi del Paese scagliandosi sicuramente contro la disuguaglianza, l’abbandono delle campagne e la corruzione. Utilizzerebbe i social media per rivolgersi direttamente alla “raza”, come lui chiamava il popolo. Con il suo linguaggio semplice ma schietto, penserebbe YouTube e TikTok come la sua nuova “Divisione del nord”. Metterebbe mano in maniera concreta alla distribuzione fondiaria e ai diritti sulla terra, nonché fornirebbe sostegno ai contadini per raggiungere l’autosufficienza alimentare. 

Villa sarebbe un leader sociale molto pragmatico, tutto il contrario della democrazia che oggi adotta qualsiasi istituzione di governo; senza considerare che chi siede dietro una scrivania non sa mai cosa sta facendo. Lui era un uomo d’azione, non di riunioni con cui non si risolve mai nulla.
Villa oggi dispererebbe di fronte alla Camera dei deputati e al Senato, perché sono luoghi dove non si affrontano in modo reale i problemi del popolo.
Villa si dispererebbe e preferirebbe visitare i quartieri, le scuole. Organizzerebbe comizi quando e dove necessario. Risolverebbe le questioni sul posto, ovunque si trovasse.
Il generale Villa era leale, creava legami diretti con il popolo e oggi avrebbe una base con un forte radicamento, simile a un movimento sociale, come l’Organización Popular Francisco Villa de Izquierda Independiente, e certamente mai un partito tradizionale.
Francisco Villa sarebbe severo con chi tradisce come non perdonerebbe i sindaci.

Nella politica di oggi smaschererebbe corrotti e politicanti da quattro soldi, mentre al posto delle “mañaneras” organizzerebbe assemblee popolari e sicuramente userebbe la mano dura contro le disuguaglianze.
Metterebbe in prigione i politici senza distinzione di partito, creando le condizioni per la loro scomparsa, mettendo fine ai problemi della violenza che oggi affliggono pesantemente l’intero Paese.
Diffiderebbe dall’inviare l’esercito in strada senza una strategia chiara, perché ha vinto con un guerriglia popolare e non attraverso l’occupazione militare.
Rivoluzionerebbe i problemi economici a favore del popolo espropriando, redistribuendo e regolarizzando le terre. 
Imporrebbe prezzi calmierati e limitazioni all’importazione di mais transgenico.
Diffiderebbe delle banche e degli investimenti stranieri, se avesse la sensazione che ci stessero sfruttando. Farebbe capire in modo chiaro alle aziende che, se non rispettano gli impegni presi con il Messico, se ne possono andare dal Paese.

Francisco Villa comprenderebbe i social media alla perfezione, proprio come utilizzava alla perfezione la propaganda, arrivando persino a firmare contratti con Hollywood e con i giornalisti.
Oggi sarebbe un fenomeno virale sui social con like a non finire, sfide lanciate su Spotify e collaborazioni con influencer sfruttando la sua immagine di rivoluzionario, di combattente del e per il popolo.
Potrebbe essere un leader sociale e contadino con basi a Chihuahua, Zacatecas, Città del Messico in lotta contro coloro che si sono impadroniti di tutto.
Sarebbe critico nei confronti del sistema, come sarebbe una figura scomoda per qualsiasi governo: niente burocrazia perché era un uomo d’azione.

Cosa invece Villa non sarebbe? Non sarebbe né un politico da scrivania né un tecnocrate.
Non sopporterebbe la politica lenta e falsa come quella di oggi, né gli accordi popolari che sono all’ordine del giorno. Non si fiderebbe in nessun modo del governo degli Stati Uniti proprio come quando invase Columbus e fu sconfitto dall’intervento statunitense: oggi non sarebbe diverso. Oggi criticherebbe il T-MEC se ritenesse che danneggiasse il mondo rurale e il Paese.

Riuscite a immaginare il generale Francisco Villa discutere con i politici di oggi?

Il generale Rodolfo Fierro avrebbe un bel da fare a forza di fucilare imbroglioni incompetenti. Tuttavia, il suo famoso “fusilero” oggi non sarebbe così praticabile, perché oggi i corrotti e i potenti vivono nell’impunita e godono di protezione mentre i diritti umani rimangono lettera morta. Il generale Francisco Villa senza dubbio scommetterebbe sulla giustizia comunitaria. Caudillo del XXI secolo, nel bene e nel male.

[…]

Per l’unità del popolo nella lotta per la sua liberazione.
Viva la Palestina libera!
Viva la rivoluzione cubana!
E viva il generale Villa, cabrones e cabronas!
Grazie, compagni, per la vostra attenzione.

Con queste vivide parole della Commissione Politica dell’organizzazione si apre l’evento pubblico organizzato dall’Organización Popular Francisco Villa de Izquierda Independiente (OPFVII) per commemorare l’anniversario della morte del generale Francisco Villa tenutasi il 18 luglio 2026 nella comunità di Buena Suerte, alla periferia orientale di Città del Messico.

L’evento è poi proseguito con un contest rap, svolto in forma di battaglie, nel quale ciascuna delle nove comunità dell’OPFVII ha presentato coreografie e rime dedicate ai temi che orientano quotidianamente le lotte e la costruzione di autonomia dell’Organizzazione per la costruzione di una vita degna contribuendo a mettere in scena, tra applausi mani alzate e urla di entusiasmo, lo slogan proposto per la commemorazione di quest’anno: “A 103 anni dal codardo assassinio, la lotta non si ferma: manterremo acceso il fuoco rivoluzionario”.

Ogni esibizione è stata concepita come uno scontro immaginario tra pratiche di autorganizzazione e solidarietà e la loro controparte capitalista, fondata su violenza e sfruttamento. Attraverso questa contrapposizione scenica sono state raccontate le conquiste ottenute grazie alla lotta e alla costruzione quotidiana di autonomia sostenuta dalle migliaia di persone che danno vita all’OPFVII e dalle commissioni attraverso cui si organizza.

Il pubblico ha così potuto assistere a uno scontro in rima tra immaginari rappresentanti di imprese dei servizi urbani essenziali – trasporti pubblici, acqua ed elettricità – e chi, forte dell’esperienza maturata nella lotta e della propria esperienza quotidiana, ne smaschera la propaganda. Le performance hanno preso forma dalla voce di chi vive sulla propria pelle le conseguenze dell’insalubrità dell’acqua, dell’inefficienza della rete elettrica e delle speculazioni urbane che influenzano il trasporto pubblico, mostrando come tutti questi servizi puntino a generare profitto a discapito delle classi popolari, piuttosto che migliorarne la vita.

La battaglie è proseguita con gli scontri tra educazione popolare ed educazione capitalista; tra la violenza e la giustizia iniqua dello Stato e la giustizia riparativa costruita dal basso, capace di disarticolare alla radice la violenza quotidiana; tra una concezione capitalistica della salute, intesa come merce per chi se la può permettere, e una salute dal basso, fondata sulla riappropriazione di saperi e strumenti che contribuiscono a migliorare concretamente le condizioni di vita delle classi subalterne.

L’intera giornata, prezioso momento di attualizzazione della memoria e partecipazione collettiva, è stato possibile grazie al lavoro delle Commissioni Educazione e Cultura delle diverse comunità dell’OPFVII che hanno curato la realizzazione di tutte le attività della giornata che, oltre alle esibizioni e alla distribuzione di cibo, hanno realizzato un Tunnel del tempo un’installazione che, attraverso ad una raccolta di contributi sia visuali che scritti, ha permesso agli spettatori di fare un viaggio nella storia ripercorrendo le principali esperienze di lotta e resistenza in Messico e nel mondo, fino alle potenti manifestazioni tenutesi nel contesto del mondiale di calcio 2026 a Città del Messico, per poi proiettarsi nel futuro immaginato attraverso gli occhi di chi quotidianamente lotta per migliorare la propria vita e la vita di tutti e tutte prefigurando, anche attraverso immagini realizzate grazie al controutilizzo dell’Intelligenza Artificiale, gli sviluppi possibili della costruzione di autonomia in ambito urbano promossa dall’OPFVII: un futuro socialista e anticapitalista antitetico agli orizzonti di guerre, distruzione, violenza e sfruttamento funzionali alla riproduzione del capitalismo.

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