Di David Barrios Rodríguez
10.06.2025
Lo sport serio non ha nulla a che fare con il fair play. È legato all’odio, alla gelosia, alla vanagloria, al disprezzo di tutte le regole e al piacere sadico di assistere alla violenza: in altre parole, è la guerra senza spari.
George Orwell
I
L’epigrafe che apre questo testo è stata pubblicata da Eric Arthur Blair, nome di nascita dell’autore di alcuni dei romanzi e reportage più importanti del XX secolo, all’inizio di dicembre 1945. Succedeva a soli tre mesi dalla fine della Seconda guerra mondiale, nello stesso anno in cui furono liberati i campi di concentramento e sterminio nazisti e lanciate le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. È stato scritto in occasione di una visita della squadra di calcio Dynamo Mosca in Inghilterra e, anche se non ha fatto esplicitamente riferimento alle componenti ideologiche di quella che sarebbe stata la Guerra Fredda, ha invece apportato una riflessione sui nazionalismi e su cosa significa affrontarli in uno sport d’insieme in cui viene rappresentata la popolazione di un paese nel suo complesso.
La realizzazione della Coppa del Mondo FIFA è stata sospesa nel 1942 e 1946 a causa della conflagrazione mondiale e dei danni inferti da essa alle popolazioni, alle infrastrutture e all’economia. Da allora i mondiali si sono svolti anche sotto dittature militari, con il patrocinio di governi repressivi, sulle spalle della forza lavoro precarizzata e schiavizzata e anche nel contesto di molteplici guerre.
Nel frattempo il mondo si è trasformato in modo profondo, secondo visioni diverse riguardo la staticità e la regolamentazione economica, così come modalità belliche che, seguendo l’andamento della Seconda Guerra Mondiale, hanno nelle popolazioni civili il loro obiettivo prediletto. Il termine genocidio è stato coniato nel 1944 e riconosciuto come crimine dalle Nazioni Unite (ONU) nel 1946 (anche se ha chiari precedenti storici, come è successo alla popolazione armena durante la Prima Guerra Mondiale e prima di essa nel saccheggio e nella rappresaglia coloniale). Oggi lo abbiamo di fronte a noi contro la popolazione di Gaza e dei territori occupati, mentre le guerre si diffondono per il pianeta. La convergenza, anch’essa catastrofica, tra Gianni Infantino, presidente della FIFA, e l’attuale presidente degli Stati Uniti ha approfondito il consolidamento della Coppa del Mondo di calcio (non del calcio come attività umana) come grande merce capace di mostrare le contraddizioni del nostro presente.
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Il secondo mandato di Donald Trump ha accelerato la proliferazione degli scenari bellici. Solo nel marzo di quest’anno, gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi in tre continenti diversi nell’arco di tre giorni. Tra il 6 e l’8 marzo, sono stati effettuati bombardamenti senza l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti in Ecuador, Iran, Somalia e nel Pacifico orientale del nostro continente.
Più in generale, confrontando i 12 gironi in cui saranno suddivise le squadre durante la Coppa del Mondo 2026 e che rappresentano 48 paesi dei cinque continenti, secondo il panorama esposto dall’Osservatorio delle guerre dell’Accademia di Ginevra (War Watch), si può notare che in ogni girone è presente almeno un paese coinvolto in conflitti armati, conflitti armati non internazionali (NIAC) o occupazioni militari. L’osservatorio ha registrato 112 conflitti a livello planetario tra il 2024 e il 2026. Il modo di definire queste forme di conflittualità a partire da criteri formali, di carattere giuridico, permette di includere espressioni che superano le politiche statuali o ciò che, nell’immaginario dominante del XX secolo, si identificava con le guerre. Ma, come vedremo in alcuni casi, può anche invisibilizzare le dinamiche che soggiacciono a questo mondo in cui la vita è diventata la continuazione della guerra con altri mezzi.

Girone A (Messico, Repubblica di Corea, Sudafrica, Repubblica Ceca)
Nel girone A risalta il Messico, dove, secondo l’Osservatorio delle guerre, si registra un conflitto armato non internazionale. Prima, tra lo Stato messicano e il cartello Jalisco Nueva Generación, e poi, tra quest’ultimo e il cartello di Santa Rosa de Lima. Inoltre il paese sta per compiere, con ripercussioni incommensurabili in termini sociali, 20 anni dall’inizio del lancio della strategia di militarizzazione della sicurezza pubblica conosciuta come “guerra contro il narcotraffico”. In una dinamica che coinvolge diversi paesi del mondo, si è osservata la presenza di messicani sul fronte di guerra europeo, con l’obiettivo di addestrarsi alle mutazioni più importanti delle guerre attuali, legate all’uso di aerei senza equipaggio, sistemi integrati, intelligenza artificiale, analisi dei dati o programmazione.
Per quanto riguarda gli altri partecipanti a questo girone, che non figurano tra i dati dell’Osservatorio delle guerre dell’Accademia di Ginevra, si dovrebbe notare che, da un lato la penisola coreana è una delle regioni del pianeta più militarizzate dal 1950, e che, le tensioni legate al conflitto persistono ancora oggi. La Repubblica di Corea è un partner globale della NATO che, pur negandole il diritto di voto all’interno dell’organizzazione, le consente di partecipare ad esercitazioni militari e a diverse attività. In termini regionali si potrebbe aggiungere il coinvolgimento della Corea del Nord nella guerra in Ucraina con la presenza di truppe sul territorio.
Per quanto riguarda il Sud Africa, solo nel 2024 ha ritirato le sue forze armate dalla missione della Commissione per lo sviluppo dell’Africa meridionale (SADC) in Mozambico, il cui scopo era contrastare le attività del gruppo Ansar Al-sunna a Cabo Delgado. A questo si può aggiungere che, sebbene non sia riconosciuto come conflitto armato in nessuna delle tipizzazioni disponibili, nel paese meridionale sono stati registrati tassi di omicidio dell’ordine di 40,34 per 100.000 abitanti nel 2024 (mentre solo tra ottobre e dicembre 2025 sono stati registrati 71 omicidi al giorno), come risultato diverse espressioni della violenza, tra cui le dispute territoriali tra bande e quelle derivanti dall’estrazione mineraria illegale. Nell’aprile 2026 sono stati dispiegati 2.600 soldati in 5 delle 9 province del paese, il che, oltre a precedenti fallimenti, ha come specchio l’esperienza che abbiamo con le violazioni dei diritti umani quando si affidano alle Forze armate responsabilità proprie delle polizie di prossimità o come parte di compiti di pubblica sicurezza, in virtù del fatto che il loro addestramento è progettato per combattere.
Per quanto riguarda la Repubblica ceca, paese membro della NATO, pur non presentando nessuno degli indicatori sopra indicati, dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina ha accolto centinaia di migliaia di rifugiati mentre nel frattempo ha inviato una quantità considerevole di munizioni a sostegno della battaglia contro la Russia.
Girone B (Canada, Qatar, Svizzera e Bosnia-Erzegovina)
In questo girone troviamo il Canada, un altro paese co-ospitante, che, oltre ad essere membro della NATO, ha fatto parte della Joint Combined Task Force (CJTF-OIR) della campagna Inherent Resolve, che ha operato in Siria e in Iraq e contro il cosiddetto Stato islamico (Daesh). Secondo diversi comunicati pubblici, tale missione si è conclusa nel maggio di questo 2026, anche se si tratta di scenari in cui gli scontri persistono e continuano a mutare nel presente. Inoltre, è coinvolto anche il Qatar, che attualmente è in guerra con l’Iran e che, pur non avendo riportato vittime, ha subito numerosi attacchi per ospitare infrastrutture di guerra statunitensi di grande rilevanza. Completano il settore la Svizzera e la Bosnia-Erzegovina, quest’ultima, uno dei luoghi in cui si sono ridefiniti i conflitti armati nell’ultimo decennio del XX secolo.
Girone C (Marocco, Haiti, Scozia e Brasile)
Nel girone si trova il Marocco, che, secondo la definizione giuridica, porta avanti un conflitto armato non internazionale con il Fronte Polisario per la liberazione di Saguía el Hamra e Río de Oro (Fronte POLISARIO) dal 1976 e, allo stesso tempo, è considerata una delle regioni più pericolose del mondo per la presenza di mine antiuomo.
Per quanto riguarda Haiti, le condizioni imperanti nel paese hanno fatto sì che, durante l’intera fase eliminatoria del Mondiale, giocasse le sue partite in casa in una sede parallela a Curaçao. Secondo l’Osservatorio delle guerre, nel paese caraibico è in corso un conflitto armato non internazionale tra lo Stato haitiano e il gruppo Viv Ansanm, anche se ci sono centinaia di piccoli gruppi armati nel paese. Questo è, in parte, il risultato dell’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel luglio 2021, che ha coinvolto mercenari colombiani, almeno sette dei quali erano stati addestrati dagli Stati Uniti per attività di antiterrorismo e antidroga. È stato segnalato che diversi gruppi armati non statali sono arrivati a controllare fino al 90% della capitale, Port-au-Prince. Di conseguenza si vive uno dei più alti record mondiali di sfollamento forzato interno, con circa 1,5 milioni di persone che vivono in condizioni di sfollamento forzato, pari a circa il 13% della popolazione. A questo si aggiunge che, dopo il dispiego dei caschi blu dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, sia la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite in Haiti (MINUSTAH) che la Missione Multinazionale di Sostegno alla Sicurezza ad Haiti (MSS), definite come umanitarie ma accusate di commettere abusi di diverso tipo contro la popolazione, attualmente è stata dispiegata la cosiddetta Forza di Soppressione delle Bande (SGF), progettata per contare su oltre 5 mila effettivi e con un chiaro obiettivo coercitivo.
In questo girone gareggia anche la Scozia che, in quanto parte delle forze armate britanniche, fornisce infrastrutture, personale e risorse per le campagne militari decise da Westminster in Inghilterra e partecipa alle Joint Task Forces alle quali partecipa anche il Regno, alleato senza riserve degli Stati Uniti. Oggi in questo scenario si inscrivono la guerra contro l’Iran, così come le operazioni in Siria e Iraq.
Il Brasile, l’ultimo membro del girone, si è distino nell’uso delle forze armate in compiti di pubblica sicurezza, con poteri di polizia, invocando la Garanzia di Legge e Ordine (GLO). Questo è ciò che è accaduto dal 1992, con il vertice di Rio de Janeiro, noto come ECO 92, e da allora questo dispositivo è stato utilizzato circa 150 volte in occasione di mega eventi (come i Giochi Olimpici, i summit dei BRICS, tra gli altri), scioperi dei corpi di polizia o quando è stato segnalato che le forze di sicurezza locali non sono in grado di rispondere a fenomeni di violenza e criminalità. Affinché possa essere impiegata, è necessaria l’approvazione presidenziale, che è stata concessa tra il 2014 e il 2015 come parte delle operazioni militari per incorporare le Unità di Polizia Pacificatrice (UPP) a Rio de Janeiro all’interno del ciclo dei megaeventi (Panamericano, Coppa delle Confederazioni, Coppa del Mondo e Giochi Olimpici) che si è svolto tra il 2007 e il 2016 nella capitale carioca. Senza la necessità di un dispiegamento militare, l’operazione di polizia “Contenção”, condotta nell’ottobre 2025 nei distretti di Penha e Alemão, ha lasciato un bilancio di 122 persone uccise.
Girone D (USA, Australia, Turchia e Paraguay)
In questo girone compaiono gli Stati Uniti, che, come menzionato in precedenza, hanno recentemente effettuato diversi attacchi in tre continenti del pianeta. In termini di tipizzazione giuridica utilizzata dall’Accademia di Ginevra, la potenza nordamericana sostiene conflitti armati con caratteristiche e partecipanti diversi in Iran, Iraq, Yemen e Siria. Sono compresi anche gli attacchi perpetrati a gennaio di quest’anno in Venezuela, come altri eventi avvenuti nel periodo 2024-2026. Sono ancora un membro della NATO.
A questo aggiungiamo, nell’ambito dell’attuazione della Strategia di Sicurezza Nazionale e della Strategia di Difesa Nazionale, insieme al ruolo assegnato al continente all’interno di queste operazioni, il dispiegamento bellico che effettua dal 2025 a partire dall’operazione Southern Spear, che, all’inizio di giugno 2026, conta una cifra che si avvicina alle 200 omicidi come risultato degli attacchi a barche e imbarcazioni nel Pacifico e nei Caraibi, ma con importanti modifiche che hanno riguardato aspetti infrastrutturali e logistici. Oltre a queste attività, si potrebbe prendere in considerazione l’uso di forze operative speciali che operano surrettiziamente in diverse parti del mondo. Anche se le cifre non sono state aggiornate si consideri che, prima dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2020, queste forze erano dispiegate in 141 paesi del mondo (con un picco precedente di 149 nel 2017), che all’epoca rappresentava il 72% del globo. Inoltre, si avvale in modo permanente di diverse agenzie, come il Federal Bureau of Investigations (FBI), la Drug Enforcement Agency (DEA) o la Central Intelligence Agency (CIA), che conducono operazioni segrete in varie parti del mondo.
Per quanto riguarda l’Australia, la potenza dell’Oceania ha fatto parte anche della Joint Combined Task Force (JTF) della campagna Inherent Resolve, dispiegata in Siria e Iraq contro il cosiddetto Stato islamico (Daesh). Queste operazioni si sono concluse nel dicembre 2024. Il tutto in una regione del pianeta che si profila di grande rilevanza geopolitica (l’Indo-Pacifico, nella disputa con la Cina). Oltre a essere un partner globale della NATO, l’Australia fa parte, insieme agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, dell’alleanza AUKUS, con pilastri in materia di guerra navale e sottomarini con capacità nucleari, tra gli altri.
Il girone comprende anche la Turchia, paese membro della NATO, che occupa militarmente una parte di Cipro e con una presenza militare nel nord della Siria nel contesto di un conflitto che coinvolge diversi paesi (conflitto armato internazionale) e gruppi armati non statali (conflitto armato non internazionale). Una situazione analoga si verifica in Iraq.
Per quanto riguarda il Paraguay, alla fine di febbraio di quest’anno, il capo dell’esecutivo, Santiago Peña, ha decretato lo schieramento delle forze armate nell’est del paese sudamericano per contrastare le minacce legate alla cosiddetta criminalità organizzata transnazionale e al terrorismo.
Girone E (Alemania, Ecuador, Costa de Marfil y Curazao)
In questo girone gareggia la Germania, membro della NATO, che ha partecipato all’operazione congiunta Inherent Resolve in Siria e Iraq. Per quanto riguarda l’Ecuador, il capo dell’esecutivo e membro dell’oligarchia del paese, Daniel Noboa, si è qualificato come uno dei principali sostenitori delle politiche coercitive di Donald Trump. Dal 2024 è stato dichiarato un conflitto armato interno e, il paese andino, ha realizzato operazioni congiunte con gli Stati Uniti nell’ambito dell’offensiva continentale decretata dal presidente americano. In Costa d’Avorio, che ha una storia di episodi di violenza derivanti da crisi elettorali che hanno portato il paese persino alla guerra civile. Oggi Alassane Ouattara governa dal 2011 in qualità di principale produttore di cacao del mondo, in un contesto in cui i suoi potenziali contendenti presidenziali sono stati neutralizzati.
Girone F (Paesi Bassi, Giappone, Svezia e Tunisia)
All’interno del girone incontriamo i Paesi Bassi, un paese membro della NATO che ha partecipato all’operazione Inherent Resolve. Per quanto riguarda il Giappone, dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha incorporato una clausola di pace, l’articolo 9 della Costituzione, che stabilisce che il paese non possa mantenere forze armate a scopo offensivo, pur preservando il proprio diritto all’autodifesa. In ogni caso il paese asiatico rimane una posizione importante in termini geostrategici per il dispiegamento bellico degli Stati Uniti, che comprende più di un centinaio di basi militari, in particolare a Okinawa. È un partner globale della NATO. Negli ultimi anni la disputa nell’Indo-Pacifico con la Cina e la Corea del Nord ha portato gli Stati Uniti e il Giappone a condurre esercitazioni militari congiunte. Nel 2025 il primo ministro, Takae Sainichi, ha accennato al fatto che una crisi a Taiwan potrebbe essere interpretata come una minaccia alla sopravvivenza del paese, il che richiederebbe l’attivazione delle forze di autodifesa giapponesi (SDF). Qualcosa di simile accade con la Svezia, che dal XIX secolo ha mantenuto una politica di neutralità che la ha tenuta fuori dalle alleanze militari e che, dal 2024, ha concretizzato la sua adesione all’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) a seguito delle tensioni nel Mar Baltico.
Girone G (Belgio, Iran, Egitto e Nuova Zelanda)
Il Belgio, che fa parte della NATO, ha anche partecipato alla campagna Inherent Resolve, lanciata in Siria e in Iraq contro Daesh. In questo girone si trova l’Iran, la cui partecipazione alla Coppa del Mondo è stata messa in dubbio a seguito dell’inizio degli attacchi militari al suo territorio da parte di uno dei co-ospitanti, gli Stati Uniti. Attualmente, secondo quanto stabilito dall’Osservatorio delle Guerre, l’Iran è coinvolto in un conflitto armato internazionale con 12 paesi: Azerbaigian, Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti e Israele. Inoltre, in un modo o nell’altro, è coinvolto negli eterogenei conflitti in corso in Iraq, Siria e Libano.
Sebbene non partecipi formalmente ai conflitti armati riconosciuti dall’Accademia di Ginevra, l’Egitto si trova in una situazione complessa poiché confina con due territori dove sono portate avanti operazioni militari e genocidi: da un lato, la Striscia di Gaza, e dall’altro, il Sudan. La Nuova Zelanda, un partner globale della NATO, ha concluso la sua partecipazione alla Joint Combined Task Force (JTF) della campagna Inherent Resolve nel 2023.
Girone H (Spagna, Arabia Saudita, Uruguay e Capo Verde)
Anche se la Spagna non rientra tra i criteri definiti dall’Osservatorio delle Guerre, ha partecipato alla campagna Inherent Resolve in Siria e Iraq e, dal 2023, è a capo della missione NATO in Iraq. Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, è uno dei paesi del Golfo che è in guerra con l’Iran. L’Uruguay ha terminato la sua partecipazione alla Minustah nel 2017 e ha reindirizzato parte di queste truppe nell’ambito della Missione di stabilizzazione nella Repubblica democratica del Congo (MONUSCO). Il paese sudamericano partecipa con circa 800 uomini a missioni in Africa, Asia e America Latina.
Girone I (Francia, Senegal, Iraq e Norvegia)
La Francia, come altri paesi che partecipano alla Coppa del Mondo, ha preso parte alla campagna Inherent Resolve in Siria e Iraq. Inoltre, in quanto membro della NATO (uno dei paesi che possiede un arsenale nucleare), partecipa a diverse attività legate al teatro di operazioni europeo, ma mantiene anche dispiegamenti di forze in varie parti del mondo. Nel frattempo, in Senegal, viene riconosciuta l’esistenza di un conflitto armato non internazionale tra lo Stato senegalese e il Movimento delle Forze Democratiche della Casamance (MFDC). Anche se nel 2025 è stato raggiunto un accordo di pace l’esistenza di diverse fazioni all’interno del MFDC ha continuato a provocare episodi di violenza latenti in una regione anch’essa contaminata da mine antipersona.
Per quanto riguarda l’Iraq, che è un partner globale della NATO, è coinvolto in un conflitto armato internazionale con l’Iran, la Turchia e gli Stati Uniti; allo stesso tempo, all’interno dei suoi confini si sviluppano conflitti armati non internazionali in cui sono coinvolti una varietà di gruppi. La Norvegia, oltre a far parte della NATO, è uno dei paesi coinvolti nelle crescenti dispute per il controllo geostrategico dell’Artico.
Girone J (Giordania, Algeria, Argentina e Austria)
La Giordania attualmente è uno dei paesi in guerra con l’Iran, oltre a partecipare alle missioni dei caschi blu dell’ONU. In Nord Africa, l’Algeria ha posto fine al suo conflitto con il Mali nel 2025, anche se le tensioni continuano nelle aree limitrofe, tanto nel Sahel quanto in Marocco. L’Argentina, governata da un altro emblema dell’avanguardia apocalittica, Javier Milei, ha riprodotto la narrazione della guerra alla droga in luoghi specifici, come a Rosario, dove ha militarizzato la sicurezza pubblica.
Girone K (Repubblica democratica del Congo, Colombia, Portogallo e Uzbekistan)
Secondo l’Accademia di Ginevra la Repubblica Democratica del Congo porta avanti diverse modalità di conflitto, al limite tra occupazione militare e conflitto armato non internazionale, con il Ruanda e il Mozambico. Questo non solo riporta alla memoria la traiettoria del colonialismo belga e l’epoca dell’imperialismo classico, ma ci pone di fronte allo specchio dell’incessante spoliazione di risorse naturali. Gran parte di ciò che accade nel paese africano è legato alle dispute per minerali come il coltan, l’oro e lo stagno. In un palinsesto di attori armati, il conflitto coinvolge le forze armate di diversi stati africani (Ruanda, Uganda, Burundi), missioni e coalizioni internazionali e regionali, nonché attori armati non statali.
Per quanto riguarda la Colombia, attualmente l’unico partner globale della NATO in America Latina e nei Caraibi, è stato stabilito che è in corso un conflitto armato non internazionale a cui partecipa lo Stato colombiano, l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), gruppi dissidenti che non hanno aderito agli accordi di pace tra il governo e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo (FARC-EP), così come gruppi paramilitari. Nel 2025 il Comitato internazionale della Croce rossa (CICR) ha riconosciuto che, nel paese andino, sono in corso 8 conflitti armati non internazionali. Altro fenomeno sorprendente per la Colombia è il dispiegamento di ex membri delle Forze Armate in scenari bellici in diversi punti del pianeta, dovuto alla crescente mercificazione della conoscenza e dell’esperienza militare da parte delle Compagnie Militari e di Sicurezza Privata (CMPS), che grazie alla combinazione di diversi fattori favorisce il proliferare del mercenarismo. Per quanto riguarda il Portogallo, membro fondatore della NATO, collabora con l’Ucraina nel conflitto contro la Russia.
Girone L (Inghilterra, Croazia, Ghana e Panama)
L’Inghilterra è in guerra con l’Iran a causa della sua alleanza con gli Stati Uniti. Inoltre è un membro fondatore della NATO e, all’interno dell’alleanza, è uno dei tre paesi che possiedono armi nucleari. Per quanto riguarda la Croazia, è parte della NATO dal 2009.
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Il modo in cui vengono nominate le guerre oscilla tra i criteri formali-giuridici, le dichiarazioni aperte di ostilità e la loro espressione quotidiana di come sono vissute e come sono percepite. Quest’ultimo aspetto ha profonde implicazioni per la cultura e il sentimento della società, proprio come la colonizzazione del linguaggio da parte di metafore belliche si lega ai crescenti processi di militarizzazione della società. Molti altri aspetti caratteristici del fenomeno bellico possono essere analizzati grazie a questo resoconto. Alle dinamiche della “grande geopolitica” si possono aggiungere le conseguenze specifiche imposte ad alcuni gruppi di popolazioni, i legami che si stabiliscono con i processi di accumulazione, il saccheggio dei beni naturali, la devastazione socio-ambientale, e molto altro. Con questo articolo abbiamo cercato di deviare lo sguardo, che rischia di farsi catturare dal calcio-merce, verso lo scenario di guerra e militarizzazione in cui ci troviamo.
Articolo originale: https://fueradelugar.desinformemonos.org/la-copa-del-mundo-en-guerra/





















































