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ALLE MADRI, AI PADRI E ALLE FAMIGLIE BUSCADORAS DI JALISCO E DI TUTTO IL PAESE

LETTERA DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO, DEI GRUPPI, DEI COLLETTIVI, DELLE ORGANIZZAZIONI, DEI MOVIMENTI E DELLE PERSONE DEL MESSICO E DEL MONDO E DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE ALLE MADRI, AI PADRI E ALLE FAMIGLIE BUSCADORAS DI JALISCO E DI TUTTO IL PAESE

Alle madri, padri e alle famiglie buscadoras di Jalisco e di tutto il Messico,

A Tutt@ coloro che cercano chi ci manca.

Dal colore della terra che siamo, il Congresso Nazionale Indigeno e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, insieme alle organizzazioni, ai collettivi e alle persone che hanno deciso di firmare questa lettera, con dolore e rabbia facciamo nostro il lutto che inonda le campagne e le città per le oltre 124mila persone scomparse; e con rispetto ci rivolgiamo a tutti coloro che cercano instancabilmente tra la morte coloro che il potere criminale che governa questo Paese ci nasconde.

Ci rivolgiamo a coloro che non chiedono il permesso di esistere, perché la loro esistenza è resistenza. Non chiedono perdono perché cercano, perché nella loro ricerca c’è la verità che il sistema vuole nascondere, perché ci troviamo di fronte a un nemico che non solo vuole la nostra vita, ma anche il nostro futuro.

Condanniamo la campagna diffamatoria e la criminalizzazione portata avanti all’unisono da governi corrotti e gruppi criminali contro le madri, i padri e le famiglie; una campagna che mira a generare le condizioni per la repressione da parte dei governi o dei loro narco-paramilitari, capaci di generare crimini contro l’umanità come l’orrore del crematorio clandestino di Teuchitlán, Jalisco, che, comunque vogliano chiamarlo per cercare giustificazioni criminalizzando le vittime, è un centro di sterminio al servizio del capitale sostenuto e protetto da coloro che pretendono di governare questo Paese. Osserviamo con indignazione come questa strategia di screditamento e criminalizzazione sia simile a quella che i militari e il governo federale hanno sperimentato negli anni precedenti contro le madri e i padri dei 43 di Ayotzinapa ed i loro consulenti, un’altra ferita aperta, un altro inferno scatenato da questo narco-stato.

Noi, il popolo, vediamo come i cartelli criminali e i loro gruppi armati, in particolare il Cartello Jalisco Nueva Generación, sono protetti dai governi; come viene loro garantita l’impunità e il sostegno da parte di pubblici ministeri, giudici e forze di pubblica sicurezza, compresi i militari. Questi cartelli sono anche gli invasori agrari, sono le guardie delle miniere, dei parchi eolici, sono quelli che vendono l’acqua dei villaggi, che realizzano opere pubbliche e amministrano municipi, regioni e stati interi, che scommettono sulla privatizzazione della terra e le mettono un prezzo, sono quelli che dividono e mettono a confronto le nostre comunità, quelli che inondano di droga i territori indigeni, che rubano legnami pregiati, che gestiscono il traffico di esseri umani, sono i capoccia del lavoro schiavizzato nelle maquiladoras e nelle industrie agroalimentari, sono quelli che fanno della morte di bambini e giovani la loro strategia di espansione.

La violenza in cui oggi viviamo per rendere possibile tutto ciò che il cosiddetto governo di sinistra chiama sviluppo, quattro t o quattro lettere, l’abbiamo sperimentata solo nelle guerre sanguinose a cui siamo sopravvissuti. I mercenari al servizio del capitalismo avanzano imponendo un mondo governato dal denaro e dalla morte. I campi di sterminio, i paramilitari, le forze armate ed i corpi di polizia fanno tutti parte dello stesso meccanismo che espropria, uccide e fa sparire le persone.

Davanti a questo inferno e in nome di coloro che ci mancano, in nome della dignità e del coraggio che ci dimostrano i collettivi delle madri, dei padri e delle famiglie buscadoras, alziamo la voce e la memoria, chiedendo conto allo Stato messicano, alle sue istituzioni e agli interessi capitalistici che lo sostengono di qualsiasi danno arrecato alle madri, ai padri e alle famiglie buscadoras. La loro lotta è la nostra lotta perché in essa c’è la difesa della vita, della terra e dell’autonomia che sono le radici della speranza collettiva.

Sorelle e fratelli delle famiglie buscadoras, dei gruppi instancabili di madri e padri:

Siamo popoli indigeni che abitano la terra che sanguina.

Ascoltiamo il vento che urla il dolore e onoriamo il fuoco della candela che con la speranza non si spegne e disegna i nomi di coloro che sono stati portati via.

Perché chi cerca non è silenzio, è seme.

Non è lacrime, è memoria.

Non è sconfitta, è orizzonte.

Perché in ogni passo, in ogni grido, in ogni mano che si unisce, c’è un mondo sacro che nasce, che trasforma il lutto in lotta e costruisce, dal basso, verità e giustizia.

Invitiamo i popoli originari, le comunità in resistenza e la società consapevole ad alzare la voce e la memoria diffondendo dichiarazioni, realizzando azioni, murales, cerimonie ed eventi per chiedere giustizia. Perché nel ricordo dei nostri desaparecidos c’è il seme di un mondo nuovo, dove il capitale non governi, dove la vita valga più del denaro e dove le persone prosperino libere.

Per chi non c’è, per chi cerca, per chi resiste!

Vivi li hanno presi, vivi li rivogliamo!

Per la ricostruzione integrale dei nostri popoli!

Mai più un Messico senza di noi!

Messico:

Congreso Nacional Indígena

Agrupación Un Salto de Vida/ Jalisco

Ambientes Justos AC/ Jalisco

AMH/Veracruz

AMJI (Agrupación Mexicana de Judíes Interdependientes)/ CDMX

Antimonumenta Glorieta de las Mujeres que Luchan/CDMX

Antsetik ts’unun/ Chiapas

Asamblea de la Comunidad Indigena Binniza de Puente Madera/ Oaxaca

Asamblea de la Comunidad Indigena Chontal El Coyul/ Oaxaca

Asamblea de los Pueblos Indígenas del Istmo en Defensa de la Tierra y el Territorio – APIIDTT/ Oaxaca

Asamblea de Pueblos en Resistencia/ Jalisco

Asamblea General Permanente del Pueblo de San Gregorio Atlapulco/ CDMX

Asamblea Nacional por el Agua y la Vida

Asociación De Exploración Científica Y Recreativa Brújula Roja

Batallones Femeninos

Biblioteca comunitaria ambulante de Comachuen/ Michoacán

Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer, E.M. A.C./ CDMX

Brigada Cigarra/Jalisco

Brigada Dr. Ignacio Martín-Baró/ Jalisco

Brigada Ricardo Flores Magón/ Baja California Sur

Brigadas Emiliano Zapata de México (BEZ-MÉX)

Café filosofico ¿Qué piensas tú?/ Jalisco

Café Zapata Vive/ CDMX

Casa obrera de Tlaxcala/ Tlaxcala

Cátedra Jorge Alonso/ Jalisco

CDH Fray Bartolomé de Las Casas/ Chiapas

Cecomún, Centro de comunicación popular y acción colectiva/ CDMX

Célula Ana María Hernández. Partido de los Comunistas/Veracruz

Centro de Derechos Humanos – Espacios para la Defensa, el Florecimiento y Apoyo Comunitario (CDH-ESPADAC)/ Oaxaca

Centro de deŕechos humanos de los pueblos del Sur de Veracruz Bety Cariño/ Veracruz

Centro de Derechos Humanos LibrAdo RiverA SLP/ San Luis Potosí

Centro de Investigación en Comunicación Comunitaria A.C./México

Coalición de Ejidos de la Costa Grande Guerrero/ Guerrero

Colectiva Mujeres Purépecha/ Michoacán

Colectiva Mujeres que Luchan por la Vida/ Veracruz

Colectiva Rojo Amanecer/ Veracruz

Colectividad Nuestra Alegre Rebeldía/ Morelos

Colectivo 16 de Octubre-Calpulalpan/ Tlaxcala

Colectivo Callejero

Colectivo Chicuarotes Icnohuan/ CDMX

Colectivo Criptopozol+ DDHH/México

Colectivo Cuaderno Común

Colectivo culturAula

Colectivo de Grupos de la Asamblea de Barrios de la Ciudad de México (CG-ABCM)

Colectivo de Prácticas Narrativas

Colectivo De Profesorxs En La Sexta

Colectivo De Trabajo Cafetos

Colectivo Epistémico de Teoría Crítica COLEPI/Chihuahua

Colectivo Gavilanas

Colectivo Híjar/ CDMX

Colectivo Inlakech

Colectivo La Otra Calle/ Jalisco

Colectivo La Otra Justicia/ CDMX

Colectivo Las Abejas/ Querétaro

Colectivo Llego la hora de los pueblos

Colectivo Luciérnagas que Siembran/ CDMX

Colectivo Mochosbij en común/ Chiapas

Colectivo Panadero La Grieta

Colectivo Renovador Estudiantil Autónomo- UNAM/ CDMX

Colectivo Tierra y Libertad, Cuautla/ Morelos

Colectivo Transdisciplinario de Investigaciones Críticas – COTRIC

Comité Agua y Vida del Antiguo Valle de Xuchitlán/ Jalisco

Comité de Acompañamiento Escolasticas/ Querétaro

Comité de Lucha de la Escuela Superior de Economía (CLESE)/ CDMX

Comité de mujeres Chiapas Kurdistán

Comité Nacional para la Defensa y Conservación de Los Chimalapas/CDMX

Compas Arriba – Medios Libres/ Veracruz

Comunidad De Tlanezi Calli En Resistencia

Comunidad De Xochitlanezi/ CDMX

Comunidad Indígena Nahua CNI Milpa Alta/ CDMX

Comunidad Indigena Otomi Residente en la CDMX

Concejo Autónomo de Santiago Mexquititlán Amealco Querétaro/ Querétaro

Concejo de Mujeres Autónomas de la APIIDTT (COMAA)/ Oaxaca

Concejo Indígena de Xonacatlan/ Jalisco

Concejo Indígena y Popular de Guerrero Emiliano Zapata CIPOG-EZ/ Guerrero

Conciencia y Libertad/ CDMX

Cooperativa Vacaracol

Coordinadora común contra el porrismo y la represión + Komunidad Autogestiva Organizada Subversiva / CDMX

Coordinadora de Colonias de Ecatepec/ Estado de México

Cordinación Metropolitana Anticapitalista y Antipatriarcal con el CIG (CMAA)/México

Criptopozol + DDHH

Cuerpos parlantes_espacio feminista/Jalisco

Ddeser Jalisco

Edurne Beristain/ Jalisco

El Tekpatl periódico crítico y de combate/ Puebla

Escuela Autónoma Otomi/ CDMX

Espacio cultural educativo Tikosó/ Guerrero

Espacio de coordinación Grietas en el Muro/ CDMX

Espacio de Lucha contra el Olvido y la represión (ELCOR)/ Chiapas

Espacio de Mujeres de la Sexta Jovel/ Chiapas

Fanzinoteka Guerra Idealista/ Puebla

Frente Antifascista No-Binarie/ CDMX

Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra y Agua Morelos, Puebla, Tlaxcala

Frente del Pueblo Resistencia Organizada/ CDMX

Frente en Defensa del patrimonio San Andrés Totoltepec/ CDMX

Grabados para la búsqueda/Jalisco

Grabados por la memoria/Jalisco

Grupo de La Puerta/Puebla

Grupo de Trabajo No Estamos Todxs/ Chiapas

Guardia Comunal Santa Ana Tlacotenco/CDMX

Guerrerxs sin fronterxs/ México-Estados Unidos

Hij@s del Maíz/ Tlaxcala

IALA Sierra Norte de Puebla

ILANCUEITL danza de las Tlacualeras/ CDMX

Instituto Cultural Autónomo Rubén Jaramillo Ménez/ Morelos

Instituto de Investigaciones Pedagógicas A.C./ CDMX

Judíxs por una Palestina Libre (JPL)/ CDMX

Juventud comunista de México

La Flor Periódico In Xóchitl in Cuicatl/ Puebla

La Komunidad Autogestiva Organizada Subversiva/ CDMX

La Otra en el Sur de Morelos

La voluntad del pueblo – Xochimilco/ CDMX

La Voz de Anáhuac – Sexta en Rebeldía

Liberteatro in yolotl/ Jalisco

Los Zurdos Teatro/ Estado de México

Maderas del Pueblo del Sureste A.C/ Oaxaca

Masewales en resistencia y rebeldía/CDMX

Mazatecas por la Libertad/ Oaxaca

Mexicali Resiste/ Baja California

Mexicanos Unidos

Morada Tropikal El Teatrito Yucatán

Movimiento Agrario Indígena Zapatista/ Puebla- Oaxaca

Movimiento de Muralistas Mexicanos

Mujeres Tierra/ Baja California

Mujeres Transformando Mundos/ Chiapas

Mujeres y la Sexta

Nawal del Arrabal/ CDMX

Nodo de Derechos Humanos – NODHO (Puebla)

Observatorio Memoria y Libertad/ CDMX

Ocotenco-Kuautlali

Organización Campesina de la Sierra del Sur Tepetixtla/ Guerrero

Organización Político Cultural CLETA/CDMX

Organización Popular Francisco Villa de Izquierda Independiente/ CDMX

Partido de los Comunistas

Proceso de articulacion de la Sierra de Santa Marta/ Veracruz

Pueblos Unidos de la Región Cholulteca y de los Volcanes/ Puebla

Que aparezca. Centro Voluntaries Junax/ Chiapas

Radio comunitaria Zacatepec/ Puebla

Radio Zapatista Sudcalifroniana/ Baja California Sur

Radio Zapote/ CDMX

Raíces en Resistencia

Raices en resistencia/ CDMX

Red De Apoyo Iztapalapa Sexta (Rais) Y Colectivos Que La Integran/ CDMX

Red de Resistencia y Rebeldía Ajmaq/ Chiapas

Red de Resistencia y Rebeldía en apoyo del CNI-CIG del Puerto de Veracruz

Red de Resistencia y Rebeldía Querétaro

Red de Resistencia y Rebeldia Tlalpan/ CDMX

Red Latinoamericana de Mujeres Defensoras de Derechos Sociales y Ambientales/ Jalisco

Red Mayense de Guardianas y Guardianes de Semillas/ Yucatán

Red Mexicana de Trabajo Sexual/CDMX

Red Morelense de Apoyo al CNI-CIG

Red Universitaria Anticapitalista/CDMX

Redmycz (Resistencias enlazando dignidad movimiento y corazón zapatistas)/ CDMX

Regeneración Radio/CDMX

Resiste Radio (Radio Comunitaria)/ CDMX

Resistencia Chinampera/CDMX

Resistencias Enlazando Dignidad-Movimiento y Corazón Zapatista

Resistrenzas Puebla

Retoño Rojo/ CDMX

Rizoma

Sangre de mi Sangre Zacatecas

Sexta por la libre Yucatán

Sociedad Agricola Ganadera El Coyul/ Oaxaca

Somos Abya Yala

Sueña Dignidad/ Estado de México

Tejiendo luchas

Tejiendo Organización Revolucionaria/ CDMX

Texthilo/ CDMX

Tlapaltik B’e cooperativa/ Puebla

Una mirada al centro del corazón Zapatista/ Estado de México

Unión de Comunidades Indígenas de la Zona Norte del Istmo. UCIZONI/ Oaxaca

Unión de Organizaciones de la Sierra Juárez Oaxaca, S. C.

Unión de pueblos cholultecas/ Puebla

Unión Popular Apizaquense Democrática Independiente/ Tlaxcala

UPREZ-Benito Juárez/ CDMX

Venas Rotas Discos/ CDMX

Vendaval, cooperativa panadera y algo más/CDMX

Voices in Movement

Yocoyani A. C./ Jalisco

Internazionali:

1936 Autogestion/ Argentina

20ZLN/ Italia

Abya Yala Rompe el Cerco/ Abya Yala

Alianza de Autonomías Colectivas (CAA)/ Finlandia

Asamblea de Mujeres y Disidencias del Movimiento por el Agua y los Territorios MAT/ Chile

Asamblea de Solidaridad con México del País Valenciano/ España

Asamblea Libertaria Autoorganizada Paliacate Zapatista/ Grecia

Asambleas de Solidaridad con lxs Zapatistas/ Francia

Associazione Ya Basta! Êdî Bese!/ Noreste de Italia

Batec Zapatista/ España

Canasta Solidaria Mihuna Kachun/ Perú

Centro de Documentación sobre Zapatismo (CEDOZ)/ Madrid

Chiapasgruppa LAG Noruega

Colectiva corazón del tiempo/ Argentina

Colectivo Armadillo Suomi/ Finlandia

Colectivo Calendario Zapatista/ Grecia

Colectivo LA Resistencia/ Estados Unidos de Amèrica

Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo/ Italia

Confederación General del Trabajo (CGT) ESP/ España

Cooperazione Rebelde Napoli/ Italia

Eagle Condor Liberation Front/ Estados Unidos de América

Flor de la palabra – Collectif de traduction francophone de la Sexta/ Europa

Foro Internacional, Grupo México/ Dinamarca

Frankfurt International/Alemania

Furia Mexicana, colectiva antirracista/ Barcelona

Groupe CafeZ/ Belgica

Gruppe BASTA/Alemania

Hebraria Taller de Resistencia Textil (y textual)/ Argentina

La Chispa Prensa/ Argentina

Las Olas de Rebeldía/ Suiza

London Mexico Solidarity/ Reino Unido

Lumaltik Herriak/ Pais Vasco

Mirrors of the Global South / Espejos del Sur Global

Mujeres y disidencias de la sexta en la otra Europa y Abya Yala/ La Otra Europa

Mujeres y la Sexta – Abya Yala/ Abya Yala

Museo de Formas Imposibles (MIF)/ Finlandia

Nodo Solidale/ Italia

Red de Solidaridad con Chiapas de Buenos Aires/ Argentina

Red Sexta Grietas del Norte/ Estados Unidos de América

Schools for Chiapas/Escuelas para Chiapas/Estados Unidos de América- Chiapas

Somos Abya Yala

Taula per Mèxic/ España

Voces de Guatemala en Berlín/ Alemania

Y Retiemble, espacio de apoyo al EZLN y al Congreso Nacional Indígena (México) desde Madrid

Ya Basta Netz/Alemania

Individuali:

Adriana Zumaya/ CDMX

Alberto Colin/ México

Alberto Coria Jiménez/ Estado de Mèxico

Alejandra Hernández Bocanegra/ México

Alejandro Torres/ México

Alexandros Iliopoulos/ Grecia

Alexis Bernáldez/CDMX

Alfonso Leija Salas/ Morelos

Alina de Taranto/ CDMX

Alma Castro Rivera/ Baja California Sur

Alma Delia Mancilla/ Jalisco

Alma Ileana May/ Yucatán

Álvaro Salgado Ramírez/Guanajuato

Ana Fernanda López Serrano/ CDMX

Ana/ Chile

Andrea Iris Hernández Cárdenas/ Jalisco

Angélica Ramos/ Jalisco

Anna Lagonikou/ Grecia

Antonio Ramírez Chávez/Jalisco

Ariel Segura

Armando Gomez/ México

Armando Soto Baeza/ CDMX

Arturo Landeros/ Barcelona

Atahualpa Sofia Enciso/ Jalisco

Beatriz Lumbreras/ California

Beatriz Vela/ Jalisco

Bego Kapape/ Euskal Herria

Blanca Ibarra/ México

Blanca Ruiz/ CDMX

Brenda Ramírez/ Jalisco

Carlos Andrade/ CDMX

Carlos Manzo/ Oaxaca

Cassandra Cárdenas Pimentel/ CDMX

Ceci Péres Péres/ Puebla

Cecilia Candelaria/ CDMX

Cecilia María Salguero/ Argentina

Celeste Cruz/ CDMX

Cirio Ruiz González/ Veracruz

Claudia Fausti/ Argentina

Claudia Ledesma/ CDMX

Cora Jiménez Narcia/ CDMX

Cristina Vargas Bustos/ Morelos

Cybèle David/ Francia

Dainzú González/ Jalisco

Daniel Giménez Cacho/ CDMX

Dante Aguilera Benitez/ Sinaloa

David Barrios Rodriguez/ CDMX

David Flores Magón Guzmán/ Jalisco

David Jiménez/ Puebla

Deborah Dorotinsky/ CDMX

Diana Itzu Gutiérrez Luna/ Chiapas

Diana Jaqueline Ruiz Rodriguez/ San Luis Potosí

Diego García/ CDMX

Dolores Heredia/ La Paz, BCS

Dr. Gilberto López y Rivas/ Morelos

Dra Alicia Castellanos Guerrrero/ Morelos

Edgar A. Espinoza/ México

Efraín Rojas Bruschetta/ Puebla

Eloisa Torres/ Estado de México

Emilio Soberanes/ CDMX

Enrique Ávila Carrillo/ CDMX

Enrique Encizo Rivera/ Jalisco

Enrique Rajchenberg/ México

Estrella Karnala/ CDMX

Eva Nelly Chaire Mendoza/ Jalisco

Evgenia Kouniaki/ Grecia

Fabiana Bringas/ Argentina

Felipe I Echenique March/ México

Fernando Bedolla/ Jalisco

Fernando Espinal/ México

Fernando Guzmán/ Querétaro

Fernando Villegas/ Estado de México

Fiama/ Jalisco

Fidel Bolteada Cabañas/ Hidalgo

Filiberto Margarito Juan, Concejal CNI-CIG/ CDMX

Francisca Urias Hermosillo/ CDMX

Francisco Barrios “El Mastuerzo”/ México

Francisco Pérez/ CDMX

Gabriel Ek Cohuo/Yucatán

Gabriela Arroyo Morales/ CDMX

Gabriela Núñez/ CDMX

Gabriella Piccinelli/ Mèxico

Gerardo/ CDMX

Gilberto Piñeda Bañuelos/ Baja California Sur

Gorki Cuauhtemoc Buentello Pastrana/ Morelos

Graciela González Torres/ Jalisco

Guillermina Guía/ Argentina

Héctor Adrián Ramos López/ Jalisco

Héctor Tomás Zetina Vega/ Morelos

Hermax Rubén Román Suárez/Chiapas

Homero Avilés/ Baja California Sur

Humberto González Galván/ Baja California Sur

Iara/ España

Irma García Bautista/ CDMX

Israel Pirra/ Chiapas

Itzamna Hernández / CDMX

Iván Rincón Espríu

Ivan/ Tlaxcala

Jaime Diaz Díaz/Chile

Jaime Martínez Díaz/Hidalgo

Jaime Velasco/ Veracruz

Jenny Red/ CDMX

Jessica Trejo/ CDMX

Jesús Andrade Reyes/ Chiapas

Jesus Armando Jiménez Gutiérrez/ Chihuahua

Joel Alvarado Velasco/ México

Jorge Salinas Jardón/ CDMX

José Alejandro Barón Hernández/ Jalisco

Jose Antonio Huerta Meza/ Jalisco

José Antonio Olvera Llamas/ Morelos

José Luis Jiménez/Veracruz

Juan Carlos Etchegaray/ Argentina

Juan Carlos Rulfo/ México

Juan Trujillo Limones/ México

Juan Wahren/ Argentina

Julie Ferrua y Murielle Guilbert/ Francia

Julieta Egurrola/ CDMX

Julieta Flores/ México

Karla Edna García Rocha/ Mèxico

Katia Reyes/ México

Lena García Feijoo/ México

Leticia Miranda Firo/ Estado de México

Lia Pinheiro Barbosa/ Brasil

Lili Ruiz Iñiguez/Jalisco

Lilia Bocanegra/ México

Lilia G. Torres/ CDMX

Lizzet M.

Lizzet M./ Estado de México

Luciana Kaplan/ CDMX

Luis de Tavira/ CDMX

Luis Vidal Canul Vela/México

Lupa Serra/ Francia

Luz María Reyes Huerta/ Veracruz

Ma. Tiburcia Cárdenas Padilla/ Jalisco

Magos Rebelde/ CDMX

Malisa/Zacatecas

Manuel Rozental/ Colombia

Marcela Alejandra Mourenza/ Argentina

Margara Millan/ Morelos

María Antonia Oviedo Mendiola/ Oaxaca

María Blanco/ Perú

María del Carmen Martínez Genis/ Michoacàn

María Elena Aguayo Hernández/ CDMX

María Estela Barco Huerta/Chiapas

María Inés Roqué/ CDMX

Maria M. Caire/ Oaxaca

María Minera/ CDMX

Mariana Itzel/ Alemania

Marisa Yáñez Rodríguez/ Jalisco

Marisela López/CDMX

Martin Méndez Bustamante/ CDMX

Mauricio Villa/Baja California

Michelle Escobar/CDMX

Mireya Martinez Velasco/CDMX

Miria Gambardella/ Italia

Miztlitzin/ CDMX

Nadia Bautista/ CDMX

Natalia Beristain

Neptalí Monterroso Salvatierra/México

Nicolás Falcoff/Argentina

Nikos Arkoulis/ Alemania

Nohemi Catalina López Mendoza/Jalisco

Nora Tzec-Caamal/ México

Norte a 2/ Estado de México

Nuria/ CDMX

Obeja Negra/ Mèxico

Olar Zapata/ CDMX

Omar Felipe Giraldo/ Yucatán

Omar Martínez González/ Veracruz

Oralba Castillo Najera/ Morelos

Óscar García González/ CDMX

Patricia Borrego Cadena/ Chiapas

Pau Joseph/ España

Paulina Gutiérrez Jiménez/ CDMX

Paulino Alvarado Pizaña/ Puebla

Pedro Chávez Gómez/ Jalisco

Pedro D Mireles/ Texas

Pedro de Tavira Egurrola/ CDMX

Pedro Faro/ Chiapas

Peter Rosset/ Chiapas

Petra/ Alemania

Phidel Cedillo Martínez/ Veracruz

Polo Castellanos/ México

Profa Martha Lechuga/ México

Rafael Montero/ Chiapas

Raúl Pérez Ríos/ CDMX

Raúl Zibechi/ Uruguay

Raymundo Hernández/ México

Rebeca Nuño/ Jalisco

Roberto R. Contreras/ CDMX

Rosa/ CDMX

Sacni Acosta/ CDMX

Sandra Estrada Maldonado/ Guanajuato

Saul Cárdenas Bautista/Hidalgo

Señor Click/ Puebla

Sergio Araht/ Jalisco

Sergio Marcos IK/ CDMX

Sofia Arroyo

Sophie Alexander-Katz/ México

Stefanie Weiss Santos/ CDMX

Stephany Hernández/ Jalisco

Sury Cortés/Veracruz

Teresa de Hostos Olivar/ Puerto Rico

Teresa Roldán Soria/ Querétaro

Tito Fernando Piñeda Verdugo/ Baja California Sur

Ursula Pruneda/ CDMX

Valentina Leduc/ México

Valeria Sbuelz/ Argentina

Verónica Ferreyra/ Argentina

Veronica Gelman/ Argentina

Verónica Híjar González/ CDMX

Verónica M. Marín Martínez/ Jalisco

Verónica Meza Beltrán/ Jalisco

Vilma Rocío Almendra Quiguanás/ Colombia

Xóchitl Leyva Solano/ Chiapas

Yolanda Abrajan/ CDMX

Yolanda NM/ CDMX

Yumico K. Veliz Zepeda/ Jalisco

Ze Kreto/ CDMX

Zitla Violenta/Puebla

Ejército Zapatista de Liberación Nacional

L’anomalia della guerra in Messico

I dati della fabbrica del terrore

Il 5 marzo il collettivo “Guerreros Buscadores de Jalisco” scopre qualcosa che innalza il livello della crudeltà del potere in Messico: un campo di sterminio del Cartel Jalisco Nueva Generación, uno dei cartelli più feroci del Paese. In un ranch di Teuchitlán, nella campagna a un’ora dalla metropoli di Guadalajara (e a mezz’ora da una caserma militare), dietro un portone come altri milioni in Messico, vengono scovati – da un collettivo di familiari di “desaparecidos” e non dalle autorità competenti, come nella maggioranza schiacciante dei casi – tre forni crematori con ammucchiati frammenti umani e circa 400 paia di scarpe, centinaia di altri oggetti personali come braccialetti, orecchini, cappellini, zaini, quaderni con lunghissime liste di nomi, che proiettano la dimensione dell’orrore su centinaia, forse migliaia, di persone uccise con rigore scientifico in questo campo di sterminio contemporaneo. La vista della montagna di scarpe delle persone scomparse è un pugno al cuore per tutti coloro che, per associazione fotografica, volano con la mente ai peggiori massacri realizzati dalle dittature nazi-fasciste.

Ma Jalisco conta 186 siti di sepoltura clandestina processati dalle autorità, sebbene il ranch Izaguirre non figuri in questa mappa. Tlajomulco de Zúñiga è il comune con il maggior numero di fosse clandestine, per un totale di 75. Guadalajara la ricca, bella, ripulita e turistica capitale dello Stato è costellata di storie di desaparecidos e violenza, alcuni monumenti sono stati deturpati e trasformati in memoria viva con centinaia di foto e striscioni con i volti di persone sparite. Una realtà agghiacciante che va avanti da anni.

Sono più di quindici anni infatti che, come collettivo, ci siamo uniti a quella parte della società civile organizzata messicana che denuncia questa guerra negata, sporca, manipolata o romanticizzata nelle serie televise dedicate ai grandi capi del Narco. Una guerra del tutto capitalista, volta ad accumulare quantità assurde di denaro trafficando merci e corpi. Corpi picchiati, violentati, sfruttati fino all’ultima goccia, torturati e poi fatti a pezzi, sciolti nell’acido, bruciati, evaporati e dispersi nel nulla dell’oblio. Sono giovani uomini attratti da offerte di lavoro ingannevoli, bambini spariti in un angolo qualsiasi di una città, ragazzi reclutati con l’inganno. Sono moltissime donne: bambine, giovani, adulte, intrappolate in circuiti di tratta, abusi e torture inimmaginabili. E’ la fabbrica del terrore, la necro-produttività capitalista. Parliamo di 123.808 persone “desaparecidas”, dati del Registro Nacional de Personas Desaparecidas y No localizadas (RNPDN) aggiornati al 13 marzo 2025. Numeri che, addirittura, superano di gran lunga le cifre già spaventose dello sterminio e della sparizione forzata realizzati durante le dittature in Cile e Argentina. Ma in Messico la maggioranza delle vittime non è militante política, è gente comune e questo riduce di molto la risonanza di questo terrificante crimine, come analizzeremo più avanti. Più di 50.000 persone sono scomparse negli ultimi 6 anni, sotto il governo di centro-sinistra della pomposamente sedicente “4^ Trasformazione”, indicando matematicamente le responsabilità istituzionali di questa drammatica piaga sociale. A questi dati sommiamo gli omicidi realizzati nel paese dall’inizio della cosiddetta guerra al narco, ovvero da dicembre 2006: 532.609, dato aggiornato al 29 gennaio di quest’anno, secondo fonti ufficiali. Più di mezzo milione di vite stroncate, di cui almeno 250.000 durante gli ultimi sei anni, con i governi di centro-sinistra.

Sopravvivere alla “guerra di frammentazione territoriale”

Com’è possibile che tutto ciò passi in (quasi) completo silenzio?

L’elemento fondamentale dell’anomalia della guerra in Messico non risiede solo nell’alto indice di normalizzazione e negazione della stessa, di cui parleremo più avanti, ma soprattutto nella sua comprensione sociale, perché relegata ai margini della politica e delle definizioni classiche di guerra. “Ancora non piovono le bombe dal cielo”, ci diciamo a volte ironicamente, “non stiamo messi male” come in Palestina, in Siria, in Kurdistan, Sudan, in Ucrania. Eppure il numero dei morti è lo stesso o, in certi casi, superiore.
Questa infatti non è una guerra simmetrica, fra eserciti schierati o un’invasione dichiarata da una forza armata nemica; e neanche la tipica guerra contemporanea asimmetrica, che si combatte un po’ ovunque, con forze speciali dello Stato impegnate contro cellule del “nemico interno”. Il fronte messicano è caratterizzato invece da una moltiplicazione indiscriminata di attori armati e da un altissima intensità di fuoco, che frammentano il campo di battaglia in micro-conflitti molto violenti, sparsi e poco visibili che elevano brutalmente il tasso di mortalità fra la popolazione civile mentre l’attività economica, politica e sociale grosso modo va avanti, con black-out e intermittenze nelle gestione della vita pubblica locale. Definiamo quindi questa anomalia bellica come “guerra di frammentazione territoriale”. Del resto le aree più assiduamente colpite dalle offensive e contro-offensive dei vari gruppi armati (illegali o istituzionali), dai rastrellamenti, dalle sparizioni, dai reclutamenti forzati, sono i territori rurali o le periferie semi-rurali, come per esempio Teuchitlan, dove è “apparso” il centro di stermino e addestramento forzato nel ranch Izaguirre. In mezzo alle lande industriali, nei territori di frontiera, nel deserto, sulla costa, sulle montagne la gestione delle rotte, dei campi di coltivazione, del traffico di esseri umani è da decenni in mano a differenti gruppi di potere che si scannano su popolazioni di periferia, spesso indigeni e contadini, che non fanno notizia e, a volte, neanche fanno numero nelle statistiche. Quando la guerra fra i vari attori armati arriva nelle città si rende visibile, “registrabile”, fa scalpore ma spesso l’indignazione evapora nella paura per le rappresaglie e quando la violenza scema localmente in una geografia per intensificarsi in un altra.

Con lo sgretolamento dei grandi cartelli, più o meno stabili fino alla fine degli anni 90, e l’intromissione militare attiva dello Stato messicano come socio del Cartello di Sinaloa (2006) contro tutte le altre organizzazioni criminali, si è arrivati all’esplosiva creazione di centinaia di gruppi armati (240 secondo un’informativa della Secretaria de Gobernación) che a loro volta si diramano in cellule e sotto-gruppi locali, che gestiscono fisicamente in quartieri e villaggi la gestione delle attività illecite come il racket, la prostituzione, i sequestri, la fabbricazione e lo smistamento di armi e droga. La moltiplicazione degli attori armati ha aumentato considerabilemente la frammentazione del territorio, generando una balcanizzazione violenta del Paese, attraversato ampie aree “off limits” o con circolazione ristretta per coprifuoco. Queste numerose strutture/imprese criminali sono affiancate nel lavoro logistico e di controllo del flusso di merci/persone da tutte le forze armate e di sicurezza dello Stato, definite “corrotte” ma in realtà strutturalmente legate all’economia illegale, coinvolte a differenti livelli e divisi in differenti gruppi anche rivali e, quindi, anche in conflitto tra loro. Basta citare che nell’ultima “pulizia” ordinata quest’anno dall’attuale governatore del Chiapas Eduardo Ramirez, nell’affanno di recuperare un’immagine pubblica di decenza e con la necessità di riordinare il flusso di cocaina e migranti nella zona strategica della frontiera sud seguendo interessi di altri gruppi di potere, sono stati arrestati per mafia 270 poliziotti (e almeno tre sindaci) in cinque città differenti della regione, dimostrando implicitamente il livello di cooperazione fatto sistema tra Stato e crimine organizzato. Stato e Crimine che però non bisogna immaginare come due blocchi monolitici contrapposti, ma piuttosto dobbiamo abituarci a vedere e comprendere il panorama messicano come un grandissimo mercato, dove numerose agenzie, punti vendita e succursali, gruppi di pressione, giudici, polítici e burocrati insieme a molti attori armati, in divisa o meno, partecipano, si alleano e lottano a ritmi vertiginosi per assicurarsi una ghiotta percentuale nel controllo delle risorse del Paese (e, solo in parte, del fiume di cocaina che lo attraversa, su richiesta degli Stati Uniti d’America).

L’economia criminale come modo di produzione capitalista

La diffusione dell’economia criminale e della sua organizzazione è una ristrutturazione capitalista del dominio e saccheggio dei territori, un forma di accumulazione che in Messico si mostra con questa specificità che definiamo “guerra di frammentazione territoriale”. In America Latina lo Stato ha costantemente contribuito all’accumulazione (originaria e successiva) di Capitale attraverso le forze armate, con l’aggressione diretta contro chi impediva il saccheggio, spesso i popoli indigeni, gli operai e i contadini. Le classi subalterne nei secoli hanno sviluppato numerose e svariate forme di resistenza, anche armate, aprendo fino a pochi decenni fa un periodo feroce, ma anche formidabile, di lotta guerrigliera contro il potere statale, l’oligarchia e le grandi imprese. In Messico sono numerosissimi i casi di organizzazione della lotta armata, eredi dell’Indipendenza prima e della Rivoluzione poi, entrambe iniziate e portate a termine soprattutto dai contadini, dagli indigeni e successivamente dagli operai. Dopo l’insurrezione zapatista del 1994 e l’ampio consenso globale ottenuto da essa, per il governo messicano reprimere la resistenza popolare con le forze armate ha avuto, e continua ad avere, un costo politico molto alto (ricordiamo per esempio il caso di Ayotzinapa), ragion per cui l’uso delle forze dei sicari come outsorcing della repressione è diventato negli anni un vero e proprio dispositivo per raggiungere dei territori strategici, spopolarli attraverso la politica del terrore implementata dai gruppi criminali, riordinarli secondo la logica economica specifica (impiantare una miniera, un consorzio turistico, un porto, una diga o semplicemente ri-organizzare la forza lavoro e le risorse a favore del gruppo “vincente”). Si è passati dall’uso storico e secolare di mercenari al soldo dello Stato alla creazione di numerose imprese criminali regionali e locali che, indipendenti ma socie dello Stato, gestiscono, controllano e terrorizzano la popolazione per profitto proprio e con finalità condivise con chi governano le istituzioni: l’arricchimento illimitato. La repressione quindi non è più solo contro i guerriglieri e gli attivisti, ma è una forma di governance – flessibile, elastica ma spietata – su tutta la popolazione e sui territori su cui questa vive, lavora e sogna.

Questo dispositivo infernale, oltre a perpetuare la necessità capitalista di cosificazione e valorizazzione di ogni elemento, di ogni territorio e di ogni essere umano, ricopre un ruolo strategico importante nella guerra ideologica: quello di spoliticizzare la lotta di classe, la resistenza contro il saccheggio di ogni spazio vivibile.

L’uso del crimine organizzato, comunemente detto “narco”, come braccio armato del capitalismo permette collocare le vittime nel terreno fangoso del dubbio: l’hanno ammazato perchè lottava o perché magari aveva qualche intrallazzo che non si sapeva? Chi è stato realmente? Non ha la stessa ripercussione nell’opinione pubblica un omicidio realizzato dalla polizia o dall’esercito in uno scontro politico (una manifestazione o in combattimento guerrigliero) che un omicidio, con gli stessi fini, realizzato da sicari legati a un gruppo criminale, durante la “normalità” della vita quotidiana. O a volte neanche la “dignità” terribile dell’omicidio ma la sparizione forzata nel nulla, dove la vittima è inghiottita nel buio da un carnefice invisibile. In questa maniera si perdono più facilmente i connotati di un delitto politico, si “normalizza” l’aggressione facendola scivolare nell’oceano anonimo dei “delitti comuni”, non degni d’attenzione. Allo stesso tempo un omicidio chiaramente politico – così drammaticamente ricorrente nella lunga storia della lotta di classe – scatena effetti e reazioni con responsabilità politiche dirette: “è stato lo Stato!” E la gestione dello Stato, per quanto feroce, può essere messa in discussione, diviene “naturalmente” l’obbiettivo della rabbia popolare, così come storicamente i movimenti sociali hanno denunciato e combattuto la violenza dell’Esercito e della polizia, come bracci armati del potere e in qualche modo “traditori”, come lo Stato, del patto sociale con il popolo, che li mantiene. Quando però la fonte della violenza è un gruppo di imprenditori feroci, senza divisa, senza regole d’ingaggio, senza un’etica e un patto sociale a cui sottostare: come ci si ribella? Contro chi e come si dirige la rabbia sociale? È difficile, nonostante alcune eroiche eccezioni, manifestare, organizzarsi e difendersi contro un nemico senza regole, penetrato nel tessuto sociale e camaleontico, come la mafia.

Domande scomode

Spesso in Italia, tra un’iniziativa di contro-informazione e l’altra, abbiamo ascoltato domande dubbiose: “Ma c’è davvero la guerra in Chiapas? Ma è così proprio in tutto in Messico?” aggiunto magari da un “E’ che io ci sono andato in vacanza e mi sembrava abbastanza tranquillo…”

C’è una tendenza diffusa a minimizzare la portata dell’orrore, della gestione metodica (da campo di sterminio, appunto), istituzionale, sociale e politica del “fenomeno narco”. Da un lato la superficialità dell’analisi del potere, riprodotta dai media mainstream, che al massimo sottolinea solo gli aspetti “folckoristici”, aneddotici e incluso “brillanti” (tipo il Chapo Guzman che apparve nella lista di milionari di Forbes) di molteplici “casi isolati”; e questa è quella che più diffusamente giunge in Europa, una scelta narrativa del potere per distrarre l’attenzione sulle specificità sistemiche del “problema”. Dall’altro lato c’è la normalizzazione che la stessa società fa (che facciamo anche noi che ne denunciamo la barbarie) per sopravvivere: si esce di casa, si va al lavoro o al supermercato, d’un tratto degli spari e… si aspetta, in un riparo improvvisato, che finisca la sparatoria e si riprende poi il tran-tran. O arriva un messaggio della figlia del vicino “scomparsa”, lo si legge con un sospiro, si diffonde nelle chat e si torna alle occupazioni quotidiane, magari sussurrando una preghiera e sperando sommessamente che non tocchi mai a una figlia propria, a un parente, a un amico del cuore. In Messico apparentemente la vita scorre regolare, i bambini vanno a scuola, ogni tanto le chiudono per qualche sparatoria, ma i bambini sanno – come in caso di terremoto – che si devono accovacciare sotto i tavoli o sdraiarsi al suolo, appunto, perché la balacera è vissuta come un’altra catastrofe naturale qualsiasi, interiorizzata e affrontata come tale. Tra la banalizzazione dei media e l’assuefazione alla violenza come istinto di massa di sopravvivenza si getta la polvere (dei corpi carbonizzati) sotto il tappeto della normalità. E così, nonostante certi momenti di indignazione, ribellione e forte protesta popolare (come le mobilitazioni del 2011 del Movimento per la Giustizia con Dignità, quelle del 2014/2015 per i 43 di Ayotzinapa, la creazione di gruppi di “autodifesa” soprattutto nei territori indigeni), siamo giunti a mezzo milione di persone assassinate, oltre 120.000 desaparecidos e alla scoperta dei centri di sterminio in questa grande fossa comune chiamata Messico.

La gravità dei crimini riscontrabili nel ranch di Teuchitlán, perquisito dalle forze dell’ordine nel 2017 e poi nel settembre del 2024 che “non avevano notato la presenza di forni e altri dettagli”, mette a nudo nuovamente la rete di complicità fitte fra il crimine e lo Stato messicano. La gestione di un centro di addestramento ed eliminazione fisica dei corpi a questo livello può funzionare solo d’accordo con il silenzio – e possibilmente l’appoggio diretto – delle istituzioni politiche e di procurazione della giustizia. Un genocidio, un crimine di lesa umanità veniva perpetrato alle porte dalla seconda città più importante del Messico, dove la gente veniva adescata nelle stazioni dei pullman, portata lì, vessata fisicamente e sessualmente, istigata a uccidere e – chi sopravviveva all’inferno – obbligata a farsi sicario, trasformarsi in macchina di morte per la produzione e l’accumulazione di ricchezza del CJNG. Tutte le altre persone torturate atrocemente e poi bruciate, spazzate via come immondizia. Fumo.

Le domande che ne seguono sono terribili: quanti altri centri di sterminio simili stanno funzionando e sono tollerati in altri posti del Messico? Fino a quando volteremo lo sguardo altrove, permettendo alle imprese, ai governi e al loro braccio armato di disporre così atrocemente dei nostri corpi, del nostro futuro? Fino a quando accetteremo di vivere con la paura e il terrore nell’anima?

E per chi vive dall’altra parte dell’oceano: Fino a quando le serie sul narco e il turismo inconsapevole frivolizzeranno le nostre conversazioni sul Messico?

Fino a quando penseremo che quelle “due strisce” date il sabato sera non ci fanno complici del lato più feroce del capitalismo?

Fino a quando resteremo indifferenti?

Fino a quando ci assolveremo?

Nodo Solidale

#NarcoEsDespojo #NarcoEsCapitalismo #NarcoEsElEstado

Marcha-caravana de la Dignidad, de Oaxaca a la Cdmx

¡¡¡ Información en constante actualización !!!

Marcha-caravana por justicia, la defensa de nuestros territorios y los derechos humanos

actualización 13.03.2025

📢 Compartimos una entrevista con el compañero Cristóbal del Codedi, presentando un resúmen de la Marcha Caravana del FORO- Frente de Organizaciones Oaxaqueñas, en los días pasados, sobre las demandas, las actividades realizadas y los logros alcanzados.
🚩✊🏾 Las organizaciones de la alianza señalan que la lucha sigue e invitan a vigilar el cumplimiento de los acuerdos de parte del gobierno. También el CODEDI señala la situación de violencia y tensión que sigue en Miahuatlán, por el desalojo y la golpiza que sufrieron los vendedores de esta localidad por orden del presidente municipal represor César Figueroa
Aquí el audio 👇🏾👇🏾👇🏾

🚩 Empezó hoy la movilización de nuestrxs hermanxs del Codedi (Comité de Defensa de los Derechos Indígenas), con los aliados de FORO (Frente de Organizacion Oaxaqueñas) rumbo a la Ciudad de México, una marcha-caravana masiva, por la dignidad y con unas demandas de justicia y defensa del territorio ya urgentes.

📢 Compartimos la entrevista al compañero Fredi García del Codedi en dónde nos detalla algunos casos de despojo de la costa, por mano de grupos armados al servicio de las empresas hoteleras con la complicidad de las instituciones estatales. Un claro ejemplo de contubernio entre Capital, Crimen Organizado y Estado, que involucra hasta al mismo gobernador de Oaxaca, Salomón Jara. Todo esto se traduce también en una ola violencia feroz en todo el territorio, cuya víctima principal son el pueblo y las organizaciones populares que lo defienden, viviendo Oaxaca una etapa más de despojos y masacres por una colonización que aún sigue, a pesar de los dizque cambios en el poder estatal y federal.

 

Los retos de la solidaridad internacional en Chiapas – 30 años de BriCo

Compartimos la intervención del Nodo Solidario en ocasión del conversatorio “Retos de la Solidaridad Internacional en Chiapas” para el aniversario de 30 años de Brigadas Civiles de Observaciòn (BriCO).

Aqui el enlace de la grabación integral del conversatorio.

Los retos de la Solidaridad internacional en Chiapas – 30 años de BriCo

Traduzione in Italiano

Compañeros, compañeras, compañeres,

Estamos felices de poder hoy celebrar los 30 años de las Brigadas Civiles de Observación, un proyecto en que muches de nosotres hemos participado en esos años y que hemos estado acompañando de diferentes formas.

Para empezar, queremos felicitar a todes les compañeres que han estado trabajando duro para que hoy podamos estar aquí festejándolas.

Vamos a hablarles brevemente de nuestro colectivo y lo que para nosotres significa esto de la solidaridad internacional, que para muches de nosotres se ha convertido en el fulcro principal de
nuestra lucha.

El Nodo Solidale nació formalmente en mayo de 2007 y se autodenomina como un colectivo de militantes por la vida con un sueño revolucionario, sembrado en dos orillas del océano, una en
México y la otra en Italia. La idea principal es tejer redes entre las realidades rebeldes de ambas geografías.

Desde el inicio, el colectivo ha tenido esta característica de vivir y actuar políticamente en dos nodos locales: tener raíces en Italia, en los movimientos sociales y en las experiencias de autogestión desde abajo, y por otro lado, a través de un grupo de expatriados establecidos en México, algunos de los cuales llevan casi veinte años aquí.

La idea común y fundacional del colectivo es la voluntad de promover la autonomía y favorecer la autorganización popular a través de la práctica de la autogestión, es decir, construir apoyo mutuo, político y económico entre las organizaciones en lucha.

La contribución del Nodo al archipiélago global de las resistencias es, por lo tanto, la de tejer comunidades, a través de una militancia basada en vínculos de amistad política organizada. En la práctica organizativa del colectivo, tratamos de prolongar la amistad – terreno sólido de la confianza y la afinidad – en el campo político y hacer así que el acto de solidaridad sea un momento cómplice, convivencial pero organizado y, por lo tanto, reproducible. Tejer complicidad global entre las luchas, uniendo en el acto convivencial de la barricada, la cena popular, la manifestación, el campamento, el concierto, la brigada, el taller, un encuentro entre procesos que coinciden en la resistencia, tratando siempre de respetar los tiempos, los modos y los espacios decisionales de
cada une.

Han sido muchas las brigadas que en estos años hemos podido organizar, acompañar o en las que hemos participado. Para nosotres, las brigadas representan una herramienta, un puente para entrar en el mundo de nuestres compañeres, descubrir sus formas, maneras, estrategias y culturas que hacen rica y única su resistencia. Y desde allí, escuchamos, observamos y aprendemos. Diversos han sido los temas puestos en común a lo largo de los años, desde la  comunicaciónpopular hasta la construcción de hornos, desde la panadería comunitaria hasta la serigrafía, desde la autodefensa hasta el deporte, desde la autoformación política hasta la salud comunitaria.

En este caminar hemos intentado siempre mantener unas prácticas activamente anticoloniales, en un ejercicio activo de desmantelar el eurocentrismo, así como construir una postura horizontal, no
paternalista, y consciente de quiénes somos y de dónde venimos.

El Frayba siempre ha representado una referencia política y humana para nosotres, así como un acompañante en el caminar, un espacio seguro. Para muches de les que conformamos el colectivo, las Bricos han sido nuestra primera experiencia de acercamientos a las comunidades en resistencia. Para quienes llegan aquí como visitantes de corto y mediano plazo, las Bricos son una posibilidad construida desde abajo y desde la solidaridad para conocer un poco más, vivir en la piel, contribuir con un granito consciente de arena a la rebeldía y la resistencia, local y global. Representan una posibilidad de encontrar y conocer, desde abajo, a las comunidades indígenas, zapatistas y no zapatistas, que fortalecen su autonomía. Experimentar lo que es vivir con el otro, en un contexto diametralmente opuesto a nuestros contextos de origen, poniendo en práctica la solidaridad internacional en la defensa de los derechos humanos.

Con respecto a los retos y desafíos que existen en practicar la solidaridad activa en este momento en Chiapas, en colectivo hemos analizado que estamos en un contexto de reflujo de los
movimientos sociales en México y también en Europa, por lo cual muy poco las nuevas generaciones llegan a Chiapas en comparación a antes, por lo cual muchos espacios organizativos se han ido hacia adentro y hay menos espacios de articulación.

Sin duda, existe mayor dificultad en crear situaciones de intercambio debido al aumento del costo de la vida y al aumento de la violencia en muchos territorios de Chiapas.

El movimiento zapatista, principal referente para las luchas globales en Chiapas, ha estado desde hace años con una política de cierre de sus comunidades. Nosotros mismos hemos concluido nuestro proyecto de los hornos que era una manera para hacer circular la solidaridad. Así como nosotres, muches otres.

Estos cambios y nuevas condiciones han implicado tener que reinventar las formas y adaptarnos a un contexto diferente. Lo que hemos hecho aquí en Chiapas ha sido, por un lado, fortalecer
nuestro involucramiento en el territorio urbano y desde ahí seguir tejiendo redes de solidaridad. Por ejemplo con el GAP de Cuxtitali y promoviendo la hermandad con gimnasios populares en Italia,
generando una circulación de personas interesadas al deporte popular. También nos hemos concentrado en las redes de médicos solidario con el proyecto de la Casa de salud Comunitaria de
Cuxtitali.

Hemos activado y participado en comités de solidaridad con otras luchas y resistencias en otras partes del mundo (Kurdistán y Palestina).

Sobre todo, y es la razón principal por estar aquí el día de hoy, hemos seguido participando en la formación de los y las brigadistas del Frayba.

Porque las Bricos representan una posibilidad de ponerse en la alteridad desde la ternura de la complicidad global, desde la periferia de una capital del norte global hacia el mundo campesino de
Chiapas, ofreciendo la posibilidad de encontrarse y leerse en la misma lucha. Una fogata que une las barricadas de Roma y la resistencia pacífica de Las Abejas de Acteal. Una fogata que reúne
unos punkis de las periferias con el sonido de una marimba en resistencia. Una fogata que une las luchas, en sus diferencias de historia y geografía, pero desde el sabor del buen vivir,  reconociéndose en la misma resistencia a un sistema de opresión. Un aliento de esperanza.

Samir ucciso dall’estrattivismo – Gli interessi italiani nel Proyecto Integral Morelos e l’uccisione di Samir Flores

[Ringraziamo Recommon per la foto di copertina]

Il 20 febbraio è una data fondamentale nelle agende dei movimenti messicani che lottano per la vita, in questo giorno di 6 anni fa, Samir Flores Soberanes venne brutalmente assassinato sulla porta di casa sua. Samir era un contadino, un fabbro, un insegnante, uno zapatista e una voce della radio comunitaria di Amilcingo.

La sua voce ha animato la lotta contro il Proyecto Integral Morelos (PIM). Un megaprogetto molto esteso, che sta portando alti consumi energetici, in inquinamento e consumo di acqua senza precedenti. L’opera è composta da un gasdotto, una centrale a gas e una serie di parchi industriali che stravolgeranno le radici contadine dell’area, nello stato del Morelos. Il progetto al momento non ha dato molti risultati in termini di occupazione, come promesso, in compenso, con l’estrattivismo ha portato morte e disgregazione sociale. Continua la lettura di Samir ucciso dall’estrattivismo – Gli interessi italiani nel Proyecto Integral Morelos e l’uccisione di Samir Flores

Educazione Autonoma in Messico #2 – Esperienze Urbane

Siamo lietə di annunciarvi l’uscita di “Educazione Autonoma in Messico #2 – Esperienze Urbane”, un nuovo elemento della collana “Quaderni della Complicità Globale” realizzata in collaborazione con il progetto editoriale Kairos – moti contemporanei.

Nel volume abbiamo raccolto delle interviste, completamente inedite, dedicate all’educazione all’interno dei processi di organizzazione dal basso e  realizzate come Nodo Solidale in dialogo con l’ Organización Popular Francisco Villa de Izquierda Independiente, Tejiendo Organización Revolucionaria, Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer “Elisa Martínez”, A.C. e l’Asamblea de los Pueblos Indígenas del Istmo en Defensa de la Tierra y el Territorio.

Cogliamo l’occasione per ringraziare Carol Rollo per la meravigliosa copertina!

In attesa di organizzare presentazioni e momenti di confronto vi proponiamo qui di seguito l’introduzione al libro👇

Il sogno di un mondo migliore nasce
dalle viscere del suo contrario.
(P. Freire)

Il libro che vi trovate tra le mani nasce dal tentativo di approfondire quanto sperimentiamo nel nostro agire quotidiano a partire dalla relazione tra formazione, produzione e riproduzione di soggettività in lotta, attraverso uno sguardo che parte dalle resistenze delle nostre geografie e si estende al mondo intero. Nella pratica di ogni giorno abbiamo imparato a riconoscere la trasversalità dell’educazione all’interno dei percorsi che attraversiamo, nei nostri luoghi di attivazione e militanza: nelle scuole, nelle università, negli spazi occupati e autogestiti, così come nei quartieri popolari dove abitiamo.

Abbiamo imparato, e ci rendiamo conto ogni giorno sempre di più, che l’educazione, la formazione e la condivisione di saperi sono un terreno di contesa con il sistema di alienazione e sfruttamento capitalista e che è urgente condividere strumenti ed esperienze che mettano in discussione il presente imposto, sostenendo la riproduzione di comunità in lotta nella loro crescita e nella costruzione di mondi altri, nel tentativo urgente di far fronte ad un continuo attacco dall’alto, diretto contro lxs de abajo, ovvero contro le mille soggettività subalterne di tutto il mondo.

Questa raccolta di interviste nasce con la volontà di dare seguito alle riflessioni avviate con il libro “Educazione autonoma in Messico – Chiapas e Oaxaca”, dove avevamo raccolto testimonianze di lotta e di educazione comunitaria nei territori autonomi e ribelli del Messico profondo, esperienze fiorite tra esperimenti di autogestione popolare in zone rurali e indigene. Con questo nuovo testo abbiamo voluto rivolgere lo sguardo verso chi affronta la realtà della Hidra Capitalista, aggredendola da differenti punti e prospettive, nei territori urbanizzati delle città più o meno grandi del centro-sud del Messico. È proprio da questa prospettiva che ci sembra importante continuare a esplorare il ruolo che ha, e che può avere, l’educazione all’interno dei processi di organizzazione autonoma, con un’attenzione particolare a quello che succede in ambito urbano. Per fare questo abbiamo raccolto testimonianze, storie di vita e suggestioni, in dialogo con organizzazioni popolari e sociali con la maggioranza delle quali il Nodo Solidale da anni ha stretto un “patto di complicità”, di alleanza e scambio politico/umano; altre sono organizzazioni incontrate percorrendo il lungo e difficile sentiero dell’autonomia, costruito in seno all’ampio movimento a cui ha dato vita l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln) a partire dalla sollevazione del 1 gennaio 1994. Siamo partiti quindi da domande di carattere generale, che ci hanno aiutato a identificare che ruolo ha l’educazione formale e istituzionale all’interno della produzione e riproduzione di disuguaglianze lungo le linee di genere, razza e classe per cercare poi di capovolgere la questione:

Che ruolo ha e può avere l’educazione nella produzione e nella riproduzione di soggettività in lotta e nella costruzione di processi dal basso che aspirano ad innescare una trasformazione radicale della società? Come dotarsi di strumenti e pratiche che permettano di comprendere la realtà che ci circonda per poterla trasformare e riscrivere? Qual è l’importanza di costruire forme di apprendimento libere e autonome per dotarsi di antidoti al presente capitalista che quotidianamente ci impone guerra, sfruttamento, oppressione, saccheggio e violenza? Cosa possiamo recuperare delle esperienze di educazione popolare e autonoma lontane e vicine nello spazio e nel tempo?

La maggior parte delle realtà che abbiamo scelto di intervistare sono organizzazioni che non si occupano direttamente di educazione ma, piuttosto, vedono nell’educazione popolare uno strumento per rendere riproducibile il proprio progetto politico e le proprie pratiche di riappropriazione dei bisogni e trasformazione della realtà, per sostenere la soggettivazione della subalternità e un ribaltamento, nella pratica, dello stato di cose presente.

Con l’esperienza del Progetto di Educazione e Cultura dell’Organización Popular Francisco Villa de Izquierda Independiente (OPFVII) abbiamo potuto scoprire come, a partire dalla rivendicazione di un tetto per tutti e tutte, si possa scommettere sulla costruzione di un mondo anticapitalista, qui e ora, stimolando alla partecipazione e alla vita comunitaria tutte le persone che abitano nelle comunità dell’Organizzazione, attraverso un processo continuo di crescita collettiva e di articolazione tra soggetti in lotta.

Grazie ad alcune compagne di Tejiendo Organización Revolucionaria (TOR) – organizzazione nata dalle lotte universitarie dei primi del 2000, oggi con un piede dentro e uno fuori dall’università, e in prima fila nella lotta per il diritto ad un’educazione pubblica e di qualità – abbiamo potuto approfondire come i saperi saccheggiati all’accademia possono essere messi a disposizione di movimenti e percorsi di trasformazione sociale. Insieme abbiamo approfondito l’esperienza della scuola “Preparatoria Karl Marx”, costruita insieme all’OPFVII e con il sostegno di compagne e compagni solidali, e della scuola di formazione sindacale del sindacato dei lavoratori e delle lavoratrici dell’Univesidad Autonoma de Mexico, come proprio contributo al sindacalismo di base messicano.

“Brigada Callejera” è un’organizzazione civile autonoma di Città del Messico con oltre 30 anni di storia in strada, in prima linea tanto contro la tratta di persone, quanto per la rivendicazione del diritto alla salute e all’organizzazione delle lavoratrici sessuali. Con loro abbiamo parlato dell’importanza di riappropriarsi delle conoscenze relative al proprio corpo, la propria salute e dell’importanza di fornire alle lavoratrici sessuali la possibilità di ultimare o portare avanti gli studi, come passo fondamentale nel contesto più ampio della riappropriazione – senza deleghe – dei propri diritti.

In conclusione, una compagna dell’Asamblea de los Pueblos Indigenas del Istmo en Defensa de la Tierra y el Territorio (APIIDTT) ci ha raccontato l’esperienza della “Escuelita de la Tierra Rusianda’” e della riappropriazione delle conoscenze legate all’utilizzo delle piante medicinali intrapresa insieme ai ragazzi e alle ragazze di una scuola a Juchitàn de Zaragoza -’Istmo di Tehuantepec, stato di Oaxaca – e di come uno spazio autogestito può diventare un luogo di incontro e socialità, antidoto all’isolamento imposto dalla pandemia di COVID-19, capace di incrinare le mura che separano scuola e territorio.
Le parole che trovate custodite in questo libro sono frutto di conversazioni che sono state possibili grazie al cammino collettivo, svolto fianco a fianco con ognuna delle organizzazioni protagoniste. La profondità e la vicinanza dei racconti gentilmente condivisi sono il risultato di numerosi scambi di saperi, attraverso momenti laboratoriali e di dibattito su diversi temi – dall’educazione alla salute-, fecondati in spazi comuni di lotta come picchetti, manifestazioni e, in alcuni casi, anche le barricate. Spesso davanti al fuoco, con caffè caldo in mano, con la polizia schierata sullo sfondo di un plantón in una geografia o un calendario qualsiasi, nasce l’idea di collaborare fra diversi, fra güeros e lotte locali, e ci si inventa un workshop come pretesto; elementi pratici per condividere tempo, emozioni e saperi, le tattiche, i mille modi della resistenza e dell’organizzazione dal basso.
Tra queste occasioni di scambio possiamo citare per esempio il Laboratorio di grafica, embrione della Scuola di Arti e Mestieri dell’OPFVII; i laboratori di serigrafia – portati avanti con la complicità e solidarietà di 0stile Serigrafia Ribelle -; il laboratorio creativo “Cielo Stampato” – nato nella periferia romana e condiviso dalla Microstamperia Quarticciolo con i bambini dell’OPFVII e di Brigada callejera -; le giornate ed i laboratori dedicate alla salute con personale sanitario solidale dall’Italia condivisi assieme alla Brigada Callejera in uno dei quartieri più difficili del cuore popolare di Città del Messico, La Merced, come nella selva e sulle montagne del sud indigeno del Messico.

Speriamo questo libro possa servire altrettanto da stimolo su questa sponda dell’oceano per la creazione di momenti di dibattito e incontro a partire dal desiderio di continuare a “camminare domandando” i sentieri della sovversione, guidandoci nella costruzione di un mondo che possa accogliere tutti i mondi possibili. Questo testo, insieme agli altri libri della collana “Quaderni della complicità globale”, nasce con la speranza di essere un elemento di connessione, affinché ci si possa conoscere e imparare a riconoscere tra organizzazioni, collettivi, associazioni e singoli, confrontandoci a partire dall’educazione intesa come pratica di liberazione e su tutte le differenti tematiche del complesso, difficile e necessario mondo dell’autogestione, dell’autogoverno e dell’organizzazione popolare.

La nostra idea di scrivere e riportare lotte geograficamente così lontane non si fonda sulla necessità di importare ricette o linee guida per applicarle qui, e ancora meno sulla loro narrazione esotizzante, ma sul tentativo di raccontare la diversità per offrire elementi che possano ampliare lo sguardo sull’orizzonte, e così aiutarci a cogliere le infinite sfumature del presente, nelle quali inserire urgentemente il grimaldello della trasformazione sociale.

Nodo Solidale

La violenza in Messico, a Guerrero, e l’invenzione della realtà ai tempi della 4T

Pubblichiamo la traduzione del comunicato del 19.11.2024 del CIPOG-EZ come contributo ai racconti del contesto di profonda violenza in cui versa il Messico intero e soprattutto la forma parossistica che assume nei territori più remoti del paese, come lo stato di Guerrero. 
Il contesto che ci viene raccontato è quello di una guerra civile promossa dall’alto, che chiamiamo guerra di frammentazione territoriale, una disputa intrapresa dal grande capitale transnazionale che si dispiega con tutta la sua violenza alla conclusione dell’ultimo ciclo presidenziale di MORENA sotto la direzione di Andres Manuel Lopez Obrador. All’inizio del nuovo mandato di Claudia Scheinbaum il paese versa in uno stato di violenza diffusa e ci restituisce le conseguenze di questa aggressione ai territori, alle comunità e alle organizzazioni autonome che si rifiutano di svendere i territori ancestrali che custodiscono. Una lotta per l’accaparramento di risorse che si fa sempre più pressante e che usa il crimine organizzato come braccio armato del gran Capitale,  che in Messico si materializza in megaprogetti come il Corridoio Interoceanico dell’Istmo, il Malchiamato Tren Maya, il Proyecto Integral Morelos.

Attraverso questdettagliata denuncia della situazione di violenza diffusa nello stato di Guerrero scorgiamo lo stesso schema che si riproduce in tutto il paese, principalmente in Chiapas e Oaxaca, dove osserviamo una fluida continuità tra differenti istituzioni di governo, forze di poliziamilitari e organizzazioni criminali. Un un processo frammentato ma a sua volta unitario, orientato a distruggere per ricorstruire,  a spopolare per ripopolare nel tentativo di accaparrarsi la fetta più grande di una torta sempre più piccola.

È in questo scenario e nel moltiplicarsi di attori armati che emerge chiaramente il ruolo delle organizzazione narco-paramilitari nella creazione di un clima di instabilità e violenza sistemica che permette – attraverso il terrore – una nuova accumulazione originaria, scagliata contro i popoli indigeni, ultimo antidoto all’aggressione estrattivista e baluardo nella lotta per la difesa del territorio e della vita; granelli di sabbia negli ingranaggi di una guerra che dal 2006 ad oggi ha mietuto oltre 480.000 vittime e 115.000 desaparecidos.

È di questa stessa guerra che è caduto vittima padre Marcelo Perez a San Cristobal in Chiapas,nel mese scorso, così come lo sono i 43 normalisti di Ayotzinapa, inghiottiti nel nulla da ormai 10 anni; è all’interno di questo stesso macabro quadro che si inserisce la guerra, sempre meno a bassa intensità, contro le comunità dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, colpevoli di ostinarsi a creare un mondo migliore, senza Stato e senza padroni, nel bel mezzo di un Paese (e un mondo) al bordo del collasso.

#NarcoEsDespojo 
#NarcoEsCapitalismo

 

19 novembre 2024

All’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
Al Congresso Nazionale Indigeno
Al Consiglio Indigeno di Governo
Alla Sesta Internazionale
A chi ha sottoscritto “Una dichiarazione per la vita”
Alle Reti di Resistenza e Ribellione
Alle Organizzazioni per i diritti umani
Ai Popoli del Messico
Al Movimento sociale di Guerrero
Ai Mezzi di comunicazione liberi e autonomi

 

Fratelli e sorelle del Messico e del mondo, vogliamo condividere con voi le nostre parole sulla situazione che stiamo vedendo e vivendo nello stato di Guerrero e in Messico:

Con tutto l’apparato dello Stato, con 4 canali televisivi pubblici dove quotidianamente vengono trasmesse le conferenze stampa mattutine, giornali, notiziari radio e TV, su internet e  a stampa, l’attuale governo della Quarta Trasformazione guidato da Claudia Sheinbaum, con Omar García Harfuch come Segretario di Sicurezza e Protezione Civile del Messico, ripete fino allo sfinimento discorsi su ciò che il suo governo fa – o dice di fare – per ristabilire la pace nel paese. Attraverso questi discorsi, costruisce una realtà inesistente e cerca di ingannare la popolazione, facendo credere che il male sia esterno all’apparato statale e che provenga solo da alcuni individui che creano l’intera violenza nel paese. Con una narrativa da telenovela, parlano durante le conferenze stampa mattutine di coordinamento tra stati, di spionaggio, di sicurezza e di arresti di persone importanti all’interno delle diverse strutture criminali.

Ma ciò che vediamo e viviamo quotidianamente nello stato di Guerrero è completamente l’opposto di tutto questo:

Sparatorie e omicidi di innocenti, decapitazioni di sindaci, sequestri di gruppo che coinvolgono donne, bambini e bambine, incenerimento di corpi, che secondo il capo della Segreteria della Difesa Nazionale, Ricardo Trevilla Trejo, sono dovuti a “scontri tra gruppi locali”; partendo da questa affermazione, ci chiediamo: a quale gruppo criminale locale apparteneva il sindaco di Chilpancingo, Alejandro Arcos Catalán, per meritarsi di essere decapitato? E a quale gruppo appartenevano le donne e i bambini sequestrati a Mochitlán?

Vediamo e viviamo sfollamenti forzati, estorsioni, il controllo delle risorse economiche dei comuni da parte di gruppi criminali, le telecamere di videosorveglianza nel comune di Chilapa sotto il controllo degli Ardillos, il traffico di stupefacenti su tutte le strade dello stato con la compiacenza della Polizie Municipale, Statale e delle autorità dello Stato; molestie, intimidazioni e furti nei confronti di appartenenti al mondo del giornalismo di Guerrero; pranzi e conversazioni cordiali tra sindaci, sindache e produttori di violenza – così come vengono chiamati oggi nelle conferenze stampa mattutine -, come il pranzo di Norma Otilia Montaño (ex-sindaca di Chilpancingo) con Celso Ortega, leader degli Ardillos; osserviamo anche incarcerazioni di capri espiatori e indagini pilotate per evitare l’arresto dei capi dei gruppi criminali, i mandanti intellettuali; in questi casi, è evidente la complicità e la partecipazione diretta di autorità municipali, statali e federali, insieme alle corporazioni di “sicurezza”, compresa la Guardia Nazionale, la SEDENA e la Marina, il cui numero di effettivi raggiungono già i 12.675 tra Tecpan, Quechultenango, Acapulco e altri comuni dello stato, secondo Ricardo Trevilla Trejo, lo stesso capo della SEDENA la cui analisi della realtà indica che il problema di Guerrero sono gli “scontri tra gruppi locali”.

Il semplicismo delle loro affermazioni dovrebbe essere una prova sufficiente per capire che: 1. Le capacità cognitive di coloro che dirigono le corporazioni di sicurezza dello Stato sono inesistenti. 2. La criminalità organizzata ha il suo volto più visibile in chi spara, uccide, rapisce, traffica, ecc., ma il volto occulto della criminalità veste in giacca e cravatta e si trova in ogni istituzione dello Stato e in ogni corporazione di “sicurezza”. Per noi, popoli indigeni che abbiamo vissuto da vicino la violenza dei gruppi criminali e il silenzio dello Stato, è chiaro che la criminalità sono tutti e tutte loro.

Dal nostro punto di vista, il governo ha tollerato l’esistenza di gruppi paramilitari, narco-paramilitari e cartelli che arrivano a controllare interi territori in tutto il paese, spesso per appropriarsi delle risorse naturali custodite dai popoli e dalle comunità indigene, per poi consegnarle al capitale transnazionale; i partiti politici sono collusi con la mafia, con cartelli locali e non, per controllare il territorio e cooptare le popolazioni del paese affinché gli fossero affidate cariche pubbliche (sindaci, governatori, presidenti), con la conseguenza evidente di dover restituire il favore a chi li ha messi al potere.

Lo stesso governo federale ha tollerato l’esistenza dei cartelli per controllare il movimento sociale-popolare di Guerrero e del paese, i sistemi comunitari e di giustizia sorti da assemblee popolari e dalle comunità; le corporazioni di sicurezza percepiscono un secondo stipendio, più redditizio rispetto a quello che ricevono per il loro lavoro legale, dal servizio che offrono alla criminalità; il denaro che circola nelle sfere del potere, da qualsiasi fonte provenga, legale o illegale, è più importante della vita del popolo, sia esso di Guerrero, Chiapas, Sinaloa, Guanajuato, Oaxaca, Michoacán o di qualsiasi stato del paese. Per questo affermiamo con chiarezza che la criminalità è lo Stato.

È per questo che non accettiamo la narrazione dei buoni contro i cattivi, ciò che vediamo è l’intervento assoluto, non di sola complicità, ma di coinvolgimento dello Stato nei crimini contro la popolazione messicana. In Guerrero, il Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata (CIPOG-EZ), durante l’intero mandato di Andrés Manuel, ha denunciato il gruppo narco-paramilitare Los Ardillos, che ha rapito, torturato, fatto a pezzi e ucciso 63 abitanti delle comunità della Montagna Bassa di Guerrero, oltre alla desaparicion forzata di altri 22 fratelli e sorelle, allo sfollamento e all’assedio di queste comunità.

Lo abbiamo detto in faccia allo stesso Andrés Manuel quando è stato intercettato dal CIPOG-EZ nell’ottobre 2022, sulla strada che va da Chilapa a Tlapa: “CI STANNO UCCIDENDO! Evelyn Salgado (governatrice dello stato di Guerrero) sa chi sono e dove si trovano Los Ardillos, i presidenti municipali lavorano con Los Ardillos, pubblici ministeri e giudici dello stato lavorano con loro, le polizie municipali e statali sono Ardillos, Bernardo Ortega Jiménez, attuale deputato del PRD, è il capo degli Ardillos insieme ai suoi fratelli. Chilapa, Quechultenango, Tixtla, Colotlipa, Acatepec, ecc., sono municipi sotto il controllo degli Ardillos”.

Nonostante quanto già detto, lo scorso 13 novembre, Harfuch ha annunciato trionfalmente l’arresto di Vicente Gerardo, detto “El Garza”, a Querétaro (sono andati fin là a cacciare Ardillos, pur sapendo dove operano), capo zona degli Ardillos. Come se avessero sradicato il male dallo stato di Guerrero, hanno annunciato il suo arresto collegandolo alla decapitazione del sindaco di Chilpancingo, alla sparizione e all’omicidio della famiglia di Mochitlán, al controllo di ampie regioni di Guerrero come Tecoanapa, Ayutla de los Libres e San Marcos, ecc., come se fosse lui il capo degli Ardillos; ma noi sappiamo e abbiamo già denunciato dove si trovano i veri capi di questo gruppo criminale.

È sufficiente chiedersi perché non arrestano Bernardo Ortega Jiménez, deputato del PRD di Guerrero e capo degli Ardillos, o Jesús Parra García, ex sindaco del PRI di Chilapa, oggi deputato locale al congresso di Guerrero, che sa come e dove operano gli Ardillos e come si finanziano le campagne elettorali affinché persone come lui diventino deputati o accedano a incarichi pubblici.

Quindi è sufficiente chiedersi per quale motivo arrestino piccoli delinquenti e non coloro che dirigono le organizzazioni criminali per comprendere che la violenza a Guerrero non avrà fine poiché è provocata dallo stesso Stato, in tutte le sue strutture, e lo Stato non può attaccare se stesso. Per questo, la cosa più comoda è simulare operazioni, reinventare la realtà e mantenere intatta la struttura criminale. Pace a parole, violenza nei fatti.

Di quanto detto finora riteniamo direttamente responsabili Claudia Sheinbaum, Evelyn Salgado, Harfuch, i presidenti municipali e le corporazioni di sicurezza; per la violenza che si vive nel paese e per la morte delle persone che ogni giorno sono vittime della violenza causata dal disprezzo dei gruppi al governo. Li riteniamo responsabili della sicurezza del nostro fratello Jesús Plácido Galindo, promotore del CIPOG-EZ, come di altre autorità comunitarie, minacciate di morte dagli Ardillos, e per le quali non sono è stata messa in atto alcun tipo di misura di sicurezza; sappiamo perché.

Facciamo un appello alla società affinché metta in dubbio e  e si interroghi sul discorso portato avanti dai mezzi di comunicazione e attraverso cui pretendono convincerci che il governo di Morena stia disarticolando la criminalità e lavorando per la sicurezza del popolo, mentre in realtà sta solo assicurando la consegna delle risorse naturali del paese al capitale e la sua permanenza al potere per molti mandati.

Facciamo appello ai maestri, agli intellettuali, a rendere visibile attraverso il pensiero critico la realtà del paese e la costruzione di discorsi provenienti dal potere. Rivolgiamo inoltre un appello ai contadini, alle organizzazioni sociali, agli studenti e al movimento popolare di Guerrero affinché si organizzino per la difesa della vita delle loro comunità e per la difesa del territorio, poiché la giustizia non arriverà mai dall’alto.

Ai popoli e alle comunità del Messico, chiediamo di rimanere in allerta, poiché lo scenario che descriviamo non si verifica solo a Guerrero, ma in tutto il paese. Gli omicidi e gli arresti continueranno, perché prolungare la permanenza di Morena al potere e posizionare politicamente Harfuch, personaggio dal passato tetro (con un nonno militare assassino di studenti nel 1968, un padre torturatore membro della Direzione Federale di Sicurezza durante la Guerra Sucia, e lui stesso artefice, insieme ad altri, della cosiddetta “verità storica” nel caso della sparizione dei normalisti di Ayotzinapa), come figura centrale del prossimo mandato, implica spianare la strada e riordinare il territorio, le forze economiche, politiche e sociali in Messico, uccidendo persone innocenti e chi lotta per difendere la vita e il territorio, distruggendo storie per imporre la propria, quella del vincitore, cosa che ci rende fortemente vulnerabili.

Alle organizzazioni per i diritti umani solidali, alla Sesta Nazionale e all’Altra Europa, quella che non si arrende, chiediamo di continuare a vegliare su di noi, come hanno sempre fatto fino ad oggi.

A 114 anni dall’inizio della Rivoluzione Messicana, rivendichiamo la lotta di Emiliano Zapata, di Francisco Villa, di Magón e di tutte quelle persone che hanno lottato per la vita e per la costruzione di una realtà senza tiranni e sfruttatori, con libertà, giustizia e democrazia.

Abbracciamo i nostri fratelli e sorelle dell’EZLN per i loro 41 anni di lunga ribellione e resistenza. Come CIPOG-EZ, continuiamo a resistere, senza arrenderci, senza venderci e senza claudicare.

FERMIAMO LA GUERRA CONTRO I POPOLI DEL MESSICO E DEL MONDO!

Con rispetto:

Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata.

Link originale: https://www.congresonacionalindigena.org/2024/11/19/la-violencia-en-mexico-en-guerrero-y-la-creacion-de-realidades-en-tiempos-de-la-4t/

Per saperne di più: https://radiozapote.org/denuncia-urgente-hostigamiento-y-amenazas-a-companers-de-la-mision-civil-de-observacion-sexta/

Una sala operatoria nella Selva Lacandona

È iniziata domenica 17 novembre la campagna europea “Un Quirófano en La Selva Lacandona (Una Sala Operatoria nella Selva Lacandona”).

Di che cosa si tratta è presto detto: una campagna di solidarietà e appoggio al Sistema di Salute Autonomo zapatista, nata in seguito ad un post scriptum del Capitán Marcos contenuto nel comunicato “Una idea genial” del passato agosto https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2024/08/21/una-idea-genial/

nel quale ironicamente segnalava: “Abbiamo bisogno di attrezzare diverse sale operatorie. Ci sono i “macellai” (N.d.T.: chirurghi) fraterni, ci sono i candidati per l’intervento chirurgico, ci sono i luoghi per costruirle, ci sono i giovani e le giovani disposte a imparare. Manca solo l’attrezzatura. E la formazione per il suo uso e manutenzione, naturalmente.”

La campagna è stata lanciata dalla rete europea EuropaZapatista, di cui facciamo parte anche noi del Nodo Solidale. Le date scelte non sono casuali: quella di lancio, il 17 novembre, è quella in cui nel lontano 1983 nacque l’EZLN, mentre quella di chiusura, il 10 aprile, è quella in cui morì Emiliano Zapata, in un ideale abbraccio e continuità tra zapatismo chiapaneco e quello storico.

Durante i 40 anni di esistenza dell’EZLN, e i 30 dal primo gennaio del 1994 quando migliaia di indigeni maya dello stato del Chiapas, nel sud est messicano, si sollevarono in armi al grido di “Ya basta!” nei confronti dello Stato, l’esercito zapatista e la capacità organizzativa delle sue basi di appoggio hanno sempre puntato al benessere delle proprie comunità. Come scrivevamo nell’introduzione al testo “Autodifesa Medica – Pantere Nere e EZLN” Ed. Kairos:

“…Ad oggi gli zapatisti e le zapatiste hanno costruito un sistema autonomo di cura che si avvale di sale operatorie, ambulanze per le emergenze, case di salute sparse nelle comunità, campagne di prevenzione e vaccinazione, laboratori di analisi. Inoltre con un sistema di formazione, approfondendo temi come la salute pubblica, primo soccorso, fitoterapia e medicina ancestrale educano promotori e promotrici di salute che si prendono cura della comunità…”

In piena tormenta del narco-stato e della repressione dei narco-paramilitari, gli e le zapatiste hanno deciso di fare un passo avanti nella costruzione e nella pratica dell’autonomia nella salute. Questo è quello che vogliamo appoggiare con questa campagna.

“Perché se la lotta è per la vita, non può che essere una lotta per la salute”

 

Una sala operatoria nella Selva Lacandona – Campagna di solidarietà con la salute autonoma zapatista
17 Novembre 2024– 10 Aprile 2025

“Non puoi pensare alla salute senza pensare al fiume”
“Non puoi pensare alla salute senza pensare alla Madre Terra. Se lei non è sana, non c’è salute. Dunque, abbiamo iniziato da qui, dalla cura della Madre Terra, togliendole il dolore, le ferite, la stanchezza e la malattia che le hanno imposto alcuni nel suo corpo con la chimica, con i fertilizzanti, violentandola per avere più profitti. Bene… questo la chiamiamo “prevenzione”. E questa è la salute, e non solo la cura con le pasticche e le medicine…”
(dal dialogo con un compagno promotore di salute nel 2008 nel Caracol di Oventik)

 

Cos’è la Campagna “Una sala operatoria nella Selva Lacandona”?
La Rete EuropaZapatista, composta da organizzazioni, collettivi e gruppi di vari territori europei, che appoggiano e solidarizzano con le comunità autonome e in ribellione zapatiste del Chiapas nel sud-est del territorio chiamato Messico, ha lanciato questa campagna con tre obiettivi:
–  Ottenere l’attrezzatura necessaria per le sale operatorie nelle cliniche e negli ospedali zapatisti.
– Diffondere la lotta zapatista per una salute integrale per i popoli indigeni del Chiapas.
– Far conoscere nelle nostre comunità le realtà, le difficoltà e i successi dei popoli zapatisti nella costruzione di un sistema sanitario autonomo, indipendente dai governi, dai loro fondi e dalle loro politiche.

Perché in Chiapas?
Il 1º gennaio 1994, i popoli indigeni del sud-est messicano si sollevarono contro secoli di repressione, razzismo e violenza esercitati su di essi dai vari governi del Paese. Da allora, i diversi governi che si sono succeduti ogni sei anni hanno condotto nella regione una guerra implacabile di logoramento, detta impropriamente “a bassa intensità”, tentando di far arrendere i ribelli. Contro di loro non vi sono stati solo i vari livelli di governo (federale, statale e municipale), ma anche l’esercito federale, le numerose bande paramilitari e di narcotrafficanti, i grandi proprietari terrieri e le multinazionali che cercano di appropriarsi delle ricchezze naturali del Chiapas, uno degli stati più ricchi del Messico.

Questa situazione non appartiene al passato. Ancora oggi la guerra non è cessata. I megaprogetti imposti nelle terre indigene dal precedente presidente López Obrador, che trovano continuità nell’attuale governo di Claudia Sheinbaum, e soprattutto il megaprogetto “Sembrando Vida”, hanno portato il Chiapas sull’orlo di una guerra civile. Organizzazioni vicine al governo da un lato, e gruppi legati al narcotraffico dall’altro, cercano di sottrarre e di appropriarsi delle terre recuperate dai ribelli nel 1994, terre oggi coltivate collettivamente. Ciò ha provocato conflitti molto gravi, come ad esempio le costanti intimidazioni e attacchi alle comunità di Moisés Gandhi e di Seis de Octubre.

Di fronte a tutto questo le comunità zapatiste in ribellione lottano da oltre 30 anni per costruire la loro vita quotidiana secondo i loro principi e valori, rispettando la natura, la Madre Terra, la vita e l’essere umano. Contro la guerra stanno costruendo una cultura di resistenza alla barbarie capitalista. Contro la guerra costruiscono quotidianamente il loro sistema di produzione, di coltivazione e distribuzione dei prodotti, di istruzione e di salute.

Perché nella Selva Lacandona e non altrove?
La Rete EuropaZapatista non è un’associazione umanitaria. Non aiuta i poveri – indigeni o non indigeni – con gli avanzi dei ricchi in cambio di una sorta di espiazione delle proprie colpe. Non è un gruppo culturale che cerca di preservare le tradizioni indigene mentre questi ultimi cercano solo di sopravvivere.
La Rete EuropaZapatista si solidarizza e sostiene i popoli ribelli zapatisti del Chiapas perché questi si sono alzati in lotta.
Perché hanno gridato “¡Ya basta!” alla miseria, all’umiliazione e alla repressione.

Perché cercano di realizzare la loro visione collettiva “qui e ora”.
Perché hanno il coraggio di avere speranza e sanno ascoltare il silenzio mentre resistono e costruiscono.
Perché hanno la forza di aspettare senza cedere, di imparare dai loro errori, di mettere in discussione anche le loro tradizioni pur desiderando di conservare la loro memoria collettiva.
Di più. Perché i popoli originari in ribellione delle montagne del sud-est messicano ci hanno insegnato cosa significa dignità: lottare per la vita. Ci hanno ispirato e continuano a ispirarci a costruire, anche qui nelle nostre terre, un “noi”.
Chiamiamo questa forma di azione, questo sostegno reciproco: politica della solidarietà praticata.

Questa è la nostra risposta, come Rete EuropaZapatista, alla domanda: “Perché nella Selva Lacandona?”

La Salute Autonoma Zapatista
All’epoca dell’insurrezione armata zapatista del 1994, la morte e la povertà colpivano duramente l’infanzia nelle comunità indigene del Chiapas. Le cosiddette “malattie della povertà” come infezioni intestinali, respiratorie ed epidemiche, malnutrizione infantile, febbre e diarrea, abbondavano tra i bambini e le bambine. Sebbene si trattasse di malattie perfettamente curabili, un alto numero di morti avvenivano per mancanza di cure mediche e farmaci, rendendo l’aspettativa di vita alla nascita tra le più basse del Paese. All’epoca non si aveva una chiara idea del numero delle nascite e dei decessi dei bambini e delle bambine poiché le istituzioni governative basavano le statistiche sui certificati di nascita e di morte, documenti ufficiali inesistenti per la popolazione indigena della maggior parte dei municipi, considerati ad alta e altissima marginalità.

Il caso di Paticha, una bambina indigena di meno di 5 anni, è emblematico. Raccontava il Sup Marcos:

“..Quella notte, il compagno Samuel venne a cercarmi, sua figlia stava molto male. Andammo a casa loro e lei aveva la febbre. Non avevamo nemmeno un termometro per capire quanto fosse alta, né sapevamo cosa avesse. L’unica cosa che potemmo fare fu immergerla nel fiume, così com’era con tutti i vestiti, per abbassarle la temperatura. E quando tornammo dal fiume, i vestiti si erano già asciugati per quanto la febbre era alta. Morì poche ore dopo… tra le mie braccia, per dirlo in modo crudo, no? Come Paticha c’era tutta una generazione di bambini e bambine sotto i cinque anni che venivano persi lungo il cammino. E per malattie assurde, curabili con poco.”
Nella Granja, Colonia G. Tepeyac, Puebla. 15 de febrero de 2006

Ed è per questo che decisero di sollevarsi in armi, per costruire una vita per i loro bambini e bambine, per i loro anziani e anziane, per le loro donne e i loro uomini basi di appoggio zapatista, e per costruire una salute, un’educazione e una vita dignitosa per tutti e per tutte.
In questi trent’anni sono riusciti a creare un sistema di salute autonomo gestito dai promotori e dalle promotrici della salute che, ponendo particolare attenzione alla prevenzione, ha costruito farmacie, dispensari e cliniche nelle comunità, anche nelle più remote, e cliniche più grandi che permettono anche il ricovero a livello regionale. Esempi di queste cliniche sono “La Guadalupana” a Oventik e la “Clínica de la Mujer, Comandanta Ramona” a La Garrucha, dove è possibile effettuare analisi e studi clinici e offrire servizi di oftalmologia e odontoiatria. In queste cliniche, i pazienti, siano essi
zapatisti o no, vengono trattati senza differenza, con una sapiente combinazione di conoscenze tradizionali e medicina moderna allopatica. Oggi, la mortalità infantile e quella materna al momento del parto appartengono al passato.

 

Un passo avanti
Ora, i compas e le compas hanno deciso di fare un passo avanti nella pratica dell’autonomia nella salute:

“Abbiamo bisogno di attrezzare diverse sale operatorie. Ci sono i “macellai” (N.d.T.: chirurghi) fraterni, ci sono i candidati per l’intervento chirurgico, ci sono i luoghi per costruirle, ci sono i giovani e le giovani disposte a imparare. Manca solo l’attrezzatura. E la formazione per il suo uso e manutenzione, naturalmente.”
Postdata del comunicado “Una Idea Genial”. Agosto del 2024
https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2024/08/21/una-idea-genial/

E questo è quello che vogliamo appoggiare.

Come partecipare alla Campagna “Una sala operatoria nella Selva Lacandona”

– Organizzando eventi e presentazioni pubbliche sulla Campagna

– Informando di questo progetto persone e collettivi che potrebbero essere interessati a partecipare

– Diffondendo gli eventi e le attività della Rete EuropaZapatista

– Contattando direttamente la Rete EuropaZapatista all’indirizzo email: eurozapweb@riseup.net

Potete anche scriverci per qualsiasi domanda, proposta o idea.

Sulla violenza in Chiapas

Insieme a Radio OndaRossa 87.9, come Nodo Solidale abbiamo parlato della situazione di crescente violenza in Messico, in corrispondenza del cambio di presidenza che ha visto l”installarsi di Claudia Sheinbaum. Questo è il contesto all’interno di cui si inseriscono le pressioni da parte  di gruppi paramilitari nei confronti della comunità zapatista 6 de octubre, nel caracol Nuevo Jerusalem, e l’omicidio di Padre Marcelo Perez nella città di San Cristobal de las Casas:

https://www.ondarossa.info/redazionali/2024/11/nodo-solidale-messico-e-chiapas

 

Video realizzato dalla Sexta di San Cristóbal de las Casas: immagini della mobilitazione del passato 24 ottobre, a San Cristóbal, testo: “Alto a la guerra contra a los pueblos zapatistas”:
https://www.congresonacionalindigena.org/2024/10/21/pronunciamiento-alto-a-la-guerra-contra-los-pueblos-zapatistas/

Traduzione in italiano:

A coloro che non vedono la guerra con indifferenza

“Chiapas al bordo della Guerra Civile” era il titolo di un comunicato dell’EZLN del 19 settembre 2021; oggi il Chiapas è un campo di Guerra Civile. Secondo quanto denunciato dallo stesso EZLN il 16 ottobre scorso, da settimane i residenti della comunità chiamata Palestina in Chiapas hanno minacciato gli abitanti del villaggio zapatista “6 ottobre” con armi ad alto calibro, hanno violentato donne, incendiato case e commesso furti delle loro proprietà, raccolti e animali, per sfrattarli dalle terre che occupano e lavorano pacificamente da oltre 30 anni.
I residenti di questa comunità chiamata Palestina hanno segnalato pressioni da parte della criminalità organizzata affinché i compagni zapatisti vengano sfrattati, e che esiste un accordo della criminalità organizzata con i diversi livelli di governo per dare un carattere “legale” a questo esproprio.

Dal 2021, l’EZLN aveva già avvertito dei legami tra il governo del Chiapas e i cartelli della droga e denunciava da allora la crescita del narcoparamilitarismo che ha portato adesso il Chiapas nella più sanguinosa violenza. In Chiapas, il narcoparamilitarismo sta espropriando il territorio e, come affermano le compagne zapatiste, opera insieme ai vari livelli di governo per legalizzare questi espropri. Le stesse terre che l’EZLN liberò dalle mani dei latifondisti nel 1994 sono quelle che ora i governi dei tre livelli pretendono, per poi favorire passivamente o attivamente, che siano consegnate a dei criminali.

In Messico la guerra non solo non è finita, ma si è acutizzata in alcuni stati, e uno di questi è il Chiapas. La gestione della guerra da parte del governo si è concentrata sull’esproprio del territorio, sulla criminalizzazione della ribellione e, ovviamente, su un discorso che minimizza le atrocità e giustifica il crescente e inefficace militarismo, come ha dimostrato la militarizzazione incessante in Chiapas. La guerra del narcotraffico che ha insanguinato il confine nord del Messico e gradualmente tutto il paese, ora si estende verso il sud-est e il confine meridionale, dove gli interessi criminali estrattivi, narcoeconomici e controinsurrezionali si incontrano e si trasformano in una guerra narcoparamilitare particolarmente ostile contro le Comunità Zapatiste, mentre la Guardia Nazionale e il resto delle Forze Armate non solo tollerano queste pratiche criminali, ma le proteggono e, dall’altra parte, assassinano migranti.

Come afferma il Subcomandante Moisés nel più recente comunicato dell’EZLN, la situazione è più grave di quanto si possa percepire; il rischio rappresentato da queste minacce ha portato a sospendere ogni forma di comunicazione e a prendere in considerazione la cancellazione degli incontri annunciati per quest’anno e per il prossimo.
Il Chiapas ha vissuto una guerra di bassa intensità per 30 anni dalla presidenza di Carlos Salinas; il Messico ha vissuto una narcoguerra per quasi 20 anni dalla presidenza di Felipe Calderón e, dopo tre anni della presidenza di Andrés Manuel López Obrador, l’EZLN ha avvertito del recrudescimento della violenza favorita dal governatore Rutilio Escandón e di una possibile guerra civile in Chiapas. A poco più di due settimane dalla presidenza di Claudia Sheinbaum, il Chiapas si trova in uno scenario di guerra civile e uno dei pochi angoli di dignità rimasti al Messico e al pianeta, il territorio zapatista, è nuovamente minacciato dalla morte e dalla distruzione. Come afferma il comunicato dell’EZLN: “questa è la realtà della ‘continuità del cambiamento’ nei cattivi governi”.

Noi che firmiamo questa lettera ci troviamo profondamente indignati, preoccupati e in allerta per quanto sta accadendo nei territori zapatisti del Chiapas. Invitiamo coloro che credono ancora che la dignità e la ribellione siano il cammino verso la speranza, a denunciare quanto sta accadendo e a esercitare pressione sul governo messicano e sul governo del Chiapas affinché cessino queste aggressioni e crimini, si sospenda ogni supporto a organizzazioni narcoparamilitari, che la smettano con il militarismo e la militarizzazione come presunta soluzione. Questa dinamica di guerra ostacola la possibilità che le comunità zapatiste continuino a costruire, a partire dalla loro autonomia e dal comune, quella realtà piena di speranza che esse chiamano quotidianità, affinché nel loro specchio possiamo intravedere i sentieri per sopravvivere al collasso e pensare al giorno dopo.

 

AMLO, Ayotzinapa e la dimensione sconosciuta

A dieci anni dal massacro e “desaparición” Degli studenti di Ayotzinapa proponiamo la traduzione di questo articolo del giornalista John Gibler, autore del libro “Una storia orale dell’infamia”, che ci racconta come il governo di Andrés Manuel López Obrador, nonostante le forti promesse di costui in campagna elettorale, abbia paralizzato le indagini e tradito le famiglie dei desaparecidos . Nell’articolo viene ricostruita nel tempo la continuità nella copertura dei responsabili tra i differenti partiti di governo, come anche la complicità tra i differenti livelli di governo, forze armate di ogni ordine e grado, e criminalità organizzata negli avvenimenti della lunga “Notte di Iguala” e nel continuo insabbiamento e depistamento delle indagini nel corso di un decennio.

AMLO, Ayotzinapa e la dimensione sconosciuta

Jonn Gibler -23 settembre 2024

Link articolo originale: https://estepais.com/tendencias_y_opiniones/amlo-ayotzinapa-dimension-desconocida/

Nel 2016 la scrittrice cilena Nona Fernández ha pubblicato un libro di non-fiction intitolato La dimensione sconosciuta. Il libro prende il titolo dalla serie televisiva di fantascienza, fantasy e horror americana The Twilight Zone. L’autrice cita nell’epigrafe lo slogan della serie: “Oltre il conosciuto c’è un’altra dimensione. Voi avete appena attraversato la soglia”.

“La dimensione sconosciuta è un modo per nominare quella realtà parallela che lo Stato gestisce e nega simultaneamente.”

Continua la lettura di AMLO, Ayotzinapa e la dimensione sconosciuta